AIDS – La scienza del panico

Su YouTube: youtube.com/watch?v=0fu-qy4X-WI. Su Vimeo: vimeo.com/36086158
Chi non ha proprio vent’anni ricorderà le martellanti, ossessive pubblicità di uomini e donne con l’alone viola intorno. Era l’alba di una nuova e devastante malattia che avrebbe terrorizzato il mondo per molti anni a venire, arrivando secondo molti esperti a decimare la razza umana: l’AIDS. Oggi siamo nel 2012, e i casi di AIDS non sembrano avere avuto un andamento così esponenziale. Isabel Otaduy Sömme e Patrizia Monzani hanno girato un documentario, La Cencia del Pànico (La scienza del panico), nel quale un nutrito numero di cosiddetti “medici dissidenti”, composto da biologi, virologi, infettivologi e specialisti di altri rami, confutano la relazione di causa effetto tra il retrovirus dell’HIV e la sindrome da immuno-deficienza acquisita, altrimenti detta AIDS. Questo non significa che di AIDS non si muoia. Significa che, secondo loro, il colpevole non è il retrovirus HIV. Di seguito, un riassunto delle testimonianze documentate nel lavoro di Monzani e Sömme, deceduta a sua volta di Aids.

                                       LA SCIENZA DEL PANICO
Una sintesi parziale del documentario di Patrizia Monzani e Isabel Otaduy Sömme

                           L’AIDS E’ UNA MALATTIA CONTAGIOSA?
Negli USA ci sono un milione di sieropositivi. Ovvero positivi al test del virus HIV. in 25 anni non c’è stato un solo caso documentato di contagio tra un medico o un infermiere e un paziente. Questo nonostante le punture accidentali con gli aghi delle siringhe, gli schizzi di sangue e tutti gli altri incidenti analoghi. Uno studio californiano protrattosi tra il 1987 e il 1997 ha monitorato 442 coppie eterosessuali sierodiscordanti, ovvero ciascuna con un solo partner sieropositivo. HANNO FATTO L’AMORE per DIECI ANNI SENZA PRESERVATIVO. Non un solo caso di contagio. Semplicemente, l’HIV non è contagioso.
 Del resto, chi ha una certa età ricorda le previsioni nefaste che inondavano le televisioni: entro pochi anni, l’umanità sarebbe stata distrutta da un contagio inarrestabile. A meno che non avessimo smesso tutti di unirci carnalmente o non avessimo perlomeno fatto uso costante di preservativi. Per anni abbiamo avuto persino paura di baciarci. Oggi nessuno può davvero credere che la gente abbia smesso di godersi le gioie del sesso, ma soprattutto nessuno può ragionevomente supporre che sul serio una buona percentuale delle “unioni” quotidiane a livello globale siano avvenute sotto una campana di vetro, in un ambiente rigorosamente protetto (usando il preservativo). Ma allora… com’è che l’Aids non ha avuto questa progressione vertiginosa? E com’è che molti sieropositivi sopravvivono sereni, senza assumere alcun farmaco? Vi sono molti virologi che, rigorosamente in privato, sostengono che la diffusione del retrovirus Hiv (cui la medicina attribuisce la responsabilità dell’Aids) abbia ancora molti lati oscuri. Tra i cosiddetti “medici dissidenti”, vi sono anche premi Nobel conferiti proprio per la medicina.

UN TEST PER L’HIV

RobertGallo

Il giorno in cui Robert Gallo [foto a sinistra] si presentò con il Ministro della Salute a dichiarare che la causa dell’AIDS era il virus HIV, casualmente venne brevettato anche il test. Si chiamava ELISA. Con lo stesso esito in mano, c’erano posti dove eri dichiarato sieropositivo e altri dove eri considerato sano come un pesce. Questo perché le soglie erano diverse di paese in paese. Inoltre, il test ELISA produceva dal 68% all’89% di falsi positivi. Lo diceva il New England Journal of Medicine (N Engl J Med. 1985;312:1185-8), la rivista più prestigiosa del mondo occidentale. Si poteva del resto risultare positivi anche dopo avere fatto forti influenze, un’epatite, addirittura dopo molte gravidanze. Le donne che raccoglievano l’uva in Cile, ad esempio, erano sieropositive. I mariti no: dunque pensavano a torto di essere CORNUTI. Invece era COLPA dell’INTOSSICAZIONE DA PRODOTTI AGROCHIMICI. Non fa niente: quel che è certo è che ogni test effettuato comportava un corrispettivo in royalties all’industria farmaceutica.
Secondo i dati ufficiali, attualmente ci sarebbero 35 milioni di persone che hanno l’HIV. 25 milioni nella sola Africa subsahariana. In certi posti, si parlerebbe quindi addirittura del 20% della popolazione. Ma l’OMS usa test a campione, effettuati su ragazze incinte in degenza nelle cliniche subsahariane. TEST che danno FALSI POSITIVI proprio per lo stato di gravidanza, o a causa della malaria, o della tubercolosi. I risultati di questi test poi sono estrapolati per l’intera popolazione. E poi c’è il fenomeno delle falsificazioni. In INDIA stilano falsi rapporti sui casi di Aids, che in realtà sono casi di semplici tubercolosi. Lo fanno per ricevere MILIONI DI DOLLARI DI FINANZIAMENTI. Con i quali comprare, tra l’altro, i farmaci. Se parlassero di tubercolosi, nessuno gli darebbe una lira. Lo stesso dicasi per l’Africa. E’ SOLO UNA QUESTIONE DI SOLDI: non si fanno 50 miliardi di dollari con le piaghe, con le epidemie di malaria, con la tubercolosi, con la dissenteria, con la fame o con le guerre civili. Se però chiami tutto questo AIDS, allora puoi vendere PRESERVATIVI e FARMACI. E se sei del posto puoi sperare di avere un centro per curare la tua gente.

CURE CHE UCCIDONO
Il primo farmaco ufficiale fu l’ATZ/Retrovir (acidotimidina), un composto retrovirale molto tossico sintetizzato nel 1965 negli USA come chemioterapico per distruggere le cellule cancerogene. La FDA (Amministrazione federale per alimenti e medicinali) LO VIETO’, ma successivamente venne usato per curare l’AIDS, sul presupposto che la sindrome fosse dovuta al retrovirus HIV. NON LASCIO’ SOPRAVVISSUTI DIETRO DI SE’. E’ un VELENO talmente TOSSICO che manda in malora il sistema immunitario, i globuli rossi, la mucosa intestinale. Tutti coloro che vennero trattati con l’AZT tra l’85 e il ’96 morirono. Fu lo sterminio farmacologico più grave di tutta la storia della medicina. Dal 1984 al 1986 negli Stati Uniti morirvano 7 mila persone all’anno di AIDS. Nel 1987, dopo l’introduzione dell’AZT, ne morivano 70 mila. Dieci volte di più.
Nel 1996 iniziarono ad utilizzare nuovi farmaci INIBITORI DELLA PROTEASI: un cocktail di tre farmaci differenti per ogni persona. Ci fu un miglioramento sensibile: rispetto all’AZT, SI MORIVA DOPO. Tra gli effetti collaterali pesanti, oltre agli influssi nefasti sulla digestione, sul sonno fno alle turbe emozionali, c’era la LIPODISTROFIA: Il grasso sottocutaneo veniva eroso e i pazienti divenivano presto creature deformi, emaciate, con le vene sottopelle. Colpa dell’Aids? No: colpa dei farmaci antiretrovirali. Che spappolavano il fegato, PRIMA CAUSA DI MORTE tra i pazienti, per così dire, “curati”. Ma i LINFOCITI T4 AUMENTAVANO e, poiché quello veniva considerato un parametro vitale del sistema immunitario, per i dottori andava tutto bene. MORIVI, ma con un sacco di T4 in corpo. Eppure, si era dimostrato già da un pezzo che quei LINFOCITI calano al solo annuncio della SIEROPOSITIVITA’: li distrugge lo stress, come dimostrato dalle ricerche di Anthony Fauci [foto sotto] negli anni ’70.
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Anthony Fauci 

Kery Mullis

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Nell’agosto 2006 la rivista scientifica Lancet pubblicò un rapporto in cui affermava che 22 mila persone che prendevano i cocktail antiretrovirali (calibrati su misurazioni della carica virale sfruttando una tecnica che il suo stesso autore, Kery Mullis [foto a sinistra], premio Nobel per la chimica un po’ eccentrico, negava servisse a quello scopo) non solo non mostravano alcun beneficio clinico, ma al contrario mostravano una mortalità superiore.
L’insufficienza epatica, l’insufficienza renale, le sequele neurologiche, i danni mitocondriali sono tutti effetti degli inibitori della proteasi e sono la prima causa di morte dei malati di AIDS oggi in america.
Il Tenofovir era prodotto da Gilead Sciences, la stessa che ha brevettato il Tamiflu (approfondisci qui: “L’influenza dei porci“). Il suo presidente era Donald Rumsfeld, segretario alla difesa dell’amministrazione Bush, il quale nel 2005 tira fuori 7 miliardi di fondi per l’emergenza dell’aviaria, il 14% dei quali vanno proprio alla Gilead Sciences per le scorte di Tamiflu. I governi negli USA si instaurano scientificamente con il finanziamento delle case farmaceutiche, il cui BUSINESS consiste nell’aprire costantemente mercati che sfruttano la cronicizzazione delle malattie. Se non ci sono abbastanza malattie, allora si inventano. Per realizzare i suoi prodotti, però, servono i test. La GlaxoSmithKlein ammette di avere realizzato studi clinici su bambini sieropositivi nell’Incarnation Children Centre (ICC),  2004. Un luogo nato come orfanotrofio nella parte povera di New York e diventato presto un serbatoio di giovani e miserabili cavie umane anche di soli tre mesi di età. I bambini morivano a causa dei farmaci. Le cartelle cliniche sono introvabili. Succede ovunque, non solo negli Usa. Specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove è più facile lavorare indisturbati.
MA ALLORA, QUESTO HIV COSA C’ENTRA CON L’AIDS?
Robert Gallo, direttore del laboratorio di virologia all’Istituto Nazionale del Cancro degli Stati Uniti, quando nel 1984 l’AIDS era un enigma, e sotto la pressione dell’opinione pubblica, essendo lui un virologo disse che era un virus. Disse che l’aveva trovato e che era tutto a posto. In realtà RUBO un’informazione che gli avevano mandato i suoi amici dell’Istituto Pasteur, in Francia, e sulla base di quella informazione fece una conferenza stampa a Washington, il 23 aprila 1984, alle due del pomeriggio.
Su Science , il 4 maggio 1984, uscì il primo documento ufficiale sull’AIDS, sotto l’amministrazione Regan. Era il documento fondamentale su cui si basa tutta la teoria dell’Aids. Sul manoscritto originale c’era scritto che l’agente che causava l’AIDS non era stato trovato. Non c’era nessun esperimento in tutto il documento attraverso il quale lo scienziato che ne era autore cercasse di dimostrare che un virus fosse la causa dell’AIDS. Si concludeva che, dopo essere riusciti a clonare una parte del virus francese, ora sarebbero stati da testare i suoi effetti. Nelle foto al microscopio dei retrovirus mostrate su Science, ad opera del team francese, si mostravano chiaramente dei retrovirus attaccati alla superficie di alcune cellule, ma alle culture retrovirali erano state aggiunte cellule provenienti dalla placenta umana, notoriamente carica di retrovirus endogeni. Un errore scientifico gravissimo.

COS’E’ L’AIDS?
L’Aids non è una malattia infettiva, né è contagiosa, né tantomeno è causata da un virus. L’Aids è uno stato di deterioramento estremo delle ghiandole endocrine, dei reni, del fegato, del sistema digestivo, dei polmoni, del cuore, dovuto a un’esposizione volontaria o involontaria ad agenti tossici, fonte di stress per il sistema immunitario. A Chernobyl si registrò un alto tasso di AIDS, perchè la contaminazione radioattiva produce immunodeficienza. I soldati che tornavano dal Vietnam e gli stessi vietnamiti, esposti all’AGENTE ARANCIO (un erbicida usato dagli americani durante la guerra http://it.wikipedia.org/wiki/Agente_Arancio) , soffrivano di Aids. I drogati pesanti, gli eroinomani ma anche i cocainomani, hanno sempre sofferto di sindrome da immunodeficienza. In AFRICA, il problema è legato alla DENUTRIZIONE che indebolisce il sistema immunitario. Se non si consumano abbastanza PROTEINE si soffre di INFEZIONI CONTINUE che, unite all’ASSENZA DI ACQUA PULITA, causano una SINDROME DA IMMUNODEFICIENZA.
Ma la stessa conclamata epidemia nel continente nero è basata su una nuova definizione di una patologia pre-esistente e molto diffusa che hanno iniziato a chiamare AIDS. Non essendo disponibili test per tutti, in AFRICA per essere definiti “ammalati di AIDS” bastava avere due elementi su tre scelti tra la febbre, o la diarrea, o la perdita del 10% di peso in 4 settimane, magari in abbinamento a un po’ di tosse. Ecco quindi l’alone viola comparire intorno alla sagoma del povero reietto. Ma questi sintomi possono essere rintracciati in milioni di persone, nel mondo. Se fosse sufficiente questo, avremmo milioni di casi di Aids nel mondo.
Nonostante l’assurdità di questa diagnosi, l’OMS ha avallato questa definizione con la propria autorità. Nel 1984, a Ginevra, ammetteva che non c’era nessuna epidemia. Pochi mesi dopo, avevamo già una pandemia. Cos’era successo in così poco tempo? Cambiarono i responsabili e furono sostituiti con agenti del Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta, gente come McCormick che apparteneva anche al Servizio Segreto Epidemiologico e che subito organizzò una riunione nella Repubblica Centrafricana, a Bangui, per convincere gli africani ad accettare un tipo di diagnosi diversificata, fatta apposta per loro. Si chiama ancora oggi “Definizione Bangui” ed è valida in tutti i paesi in via di sviluppo e nel terzo mondo.
Il Centro per il Controllo delle Malattie di Atlanta era specializzato nel trasformare i problemi di salute in grandi malattie infettive all’origine di pandemie. Come accadde per l’influenza suina nel 1976: dissero che una tremenda epidemia minacciava la popolazione e vaccinarono 50 milioni di americani. Non ci fu nessuna influenza, naturalmente, ma la gente soffrì di complicazioni legate al VACCINO. Il direttore del Centro fu costretto alle dimissioni e il Governo dovette INDENNIZZARE LE VITTIME. Qualcosa di molto simile rispetto alla pandemia dichiarata recentemente nel caso dell’influenza aviaria. E vogliamo parlare della suina, che questo blog ha smontato molti mesi prima che lo facessero i giornali e le istituzioni (intervistando direttamente qualche infettivolo di chiara fama)? Dietro, probabilmente, c’è sempre la stessa gente. Due anni prima della scoperta del virus dell’Aids i dirigenti del Centro di Atlanta, il Ministero e i paesi dell’Onu organizzarono una riunione per spiegare le regole per prevenire la trasmissione dell’AIDS. Avevano già deciso che si trattava di una malattia infettiva a trasmissione sessuale causata dall’HIV.

CUI PRODEST?
Quando l’America si ritirò dal Vietnam, negli anni ’70, la politica puntò tutto sulla sconfitta del cancro. Venne imbastita una fitta rete di laboratori e di scienziati diretti da esperti virologi con lo scopo di dimostrare che la causa del cancro era un virus, e di sconfiggerlo per recuperare credibilità politica. Il nulla di fatto prodotto dalle ricerche lasciò in eredità un’apparato avido di fondi e prospero di carriere e centri di ricerca da foraggiare. L’Hiv fu solo un modo di salvare tutti quei laboratori specializzati sui retrovirus, di scucire finanziamenti a pioggia e vendere tonnellate di prodotti farmacologici. Ma anche di esternalizzare le colpe. Non era più necessario analizzare i propri stili di vita o mettere in discussione la sicurezza sul lavoro o la qualità dell’ambiente: finalmente c’erano colpevoli con cui prendersela.  La colpa era degli immigrati, dei negri, dei drogati, dei fornicatori, degli omosessuali. C’era un ottimo nemico, insomma. E questo molto, molto tempo prima che arrivasse l’Islam a metterne a disposizione uno nuovo di zecca. Infatti, da quel momento in poi, di Aids si sentì parlare molto poco.
Ma intanto, quante persone con l’unica colpa di avere un particolare tipo di virus in corpo, sebbene completamente innocuo, sono morte a causa dell’assunzione di farmaci tossici? Quante persone affette da sindrome di immuno-deficienza acquisita avrebbero potuto essere salvate semplicemente restituendole ad una vita più sana e meno stressante? Quanti bambini hanno fatto da cavia? Quanti fondi sono stati drenati dalle casse degli Stati? E quanti di noi hanno vissuto in un autentico terrore dei rapporti umani?
liberamente adattato da: La Cencia del Pànico

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