Il dolore nel cancro

TUMORI E CANCRI

Capitolo 12

Dr. H. M. Shelton

I cancerosi, si dice, muoiono nei tormenti più atroci. I loro DOLORI che non lasciano tregua, raggiungono il livello più alto che la vita possa tollerare. La loro agonia può durare molti giorni o molte settimane, fin quando una morte pietosa viene a porre fine alla loro orrenda tragedia. Questo é il pietoso risultato della terapia abituale. Il chirurgo taglia, pratica escissioni, o estirpa un cancro; poi, bombarda il paziente con raggi X, per prevenire una recidiva. Conseguenza: il paziente si trova ben presto colpito da iper-eccitabilità morbosa, la quale esige (é la scienza medicache lo dice) sedativi leggeri che, purtroppo, devono presto essere sostituiti con antidolorifici meno anonimi: l’oppio o la morfina. Presto si crea l’assuefazione alla droga, che finisce per aumentare il dolore anziché lenirlo. Le droghe e tutte le medicine calmanti e sedative sono la causa principale delle tremende agonie.

Le due cause principali delle intollerabili sofferenze patite dai cancerosi sono:

1. I sedativi succitati;

2. L’ingestione di cibo quando il paziente risente un qualsiasi malessere.

I due elementi summenzionati fanno parte proprio della pratica medica corrente; non sarebbe pertanto inesatto affermare che i DOLORI di cui soffrono i cancerosi sono causati essenzialmente dai loro medici. L’alimentazione forzata e il drogaggio scatenano il DOLORE, che s’intensifica maggiormente costringendo il paziente a ricorrere sempre più spesso all’azione dei calmanti. Il DOLORE diventa il più crudele dei tiranni, tanto da rendere continuamente suoi schiavi sia il malato che la famiglia di questo, sia il medico che l’infermiera.

A meno che non si smetta di alimentare e drogare il paziente, il DOLORE persiste e diventa sempre più acuto, fino a raggiungere il grado di intensità in cui il canceroso chiede la morte, per essere finalmente liberatodalle proprie torture.

I DOLORI PIU’ TREMENDI sono causati dalle droghe somministrate per ≪calmare≫ il DOLORE. L’uso di queste droghe finisce per dare assuefazione e quando questo succede, la dose necessaria deve essere aumentata sempre più , finché si giunge al punto in cui il sedativo più ≪potente≫ si rivela ormai insufficiente a calmare anche il più piccolo DOLORE. Quando il paziente perviene a questo stadio, finisce per chiedere con forza che gli venga data UN’ ARMA DA FUOCO o somministrata una quantità di droga tale da ucciderlo. Una spaventosa prova da subire al termine della vita, frutto dell’ignoranza e della follia di medici e chirurghi, che si dedicano con somma gioia a lavorare di scalpello e di bisturi, a somministrare raggi X e radio, fino al punto di riuscire, a forza di alimenti e di droghe, a portare al colmo le sofferenze delle loro vittime.

Senza la disastrosa e delittuosa influenza dei medici, senza le loro medicine e droghe deleterie e tutte le stupide misure cosiddette profilattiche, salute e vita lunga sarebbero cose molto comuni, come oggi lo sono, invece, la malattia e la morte prematura.

Quando il paziente realizza che il suo caso é disperato, quando ogni speranza é perduta, la volontà di lottare se ne va anch’essa. Il desiderio di essere sollevatodiventa ogni giorno più forte ed il paziente farà ricorso a tutto il suo potere di persuasione, per ricevere abbastanza droga da farla finita. Tutti coloro che hanno il cancro sono condannati, pare, a questo DOPPIO MARTIRIO: la malattia e il trattamento scientifico.

Vi é un solo mezzo logico ed efficace di porre fine ai DOLORI ed é quello di sospendere l’alimentazione ed il drogaggio. Quando il paziente non risente più il minimo malessere, gli venga dato, per qualche giorno, succo di frutta; in seguito gli si daranno frutti e legumi crudi; dovrà fare il bagno e movimenti fisici. SE I DOLORI TORNANO, si deve ripristinare il DIGIUNO fino a che questi non cesseranno; il DOLORE può essere LENITO con ACQUA TIEPIDA e il paziente potrà bere acqua calda a volontà. Se si segue questo metodo, dopo un ragionevole lasso di tempo il paziente si sentirà perfettamente sollevato e avrà una sufficiente lucidità di spirito per godersi fino all’ultimo la compagnia dei suoi amici.

Se la fine é prossima, il paziente potrà conservare la propria lucidità fino all’ultimo minuto della sua vita. Se ha ancora qualche settimana o mese di vita, un’alimentazione leggera, composta di frutti e legumi crudi, gli eviterà qualsiasi malessere. Come TILDEN aveva ragione di scrivere: La fine di un canceroso intossicato da alimenti e droghe ricorda i lamenti che ci descrivono i vecchi autori, nelle loro narrazioni delle terribili pene inflitte alle anime dei dannati.

Pochissimi cancerosi sono disposti a mangiare abbastanza moderatamente da vivere senza DOLORI. Gli amici ed i parenti vi diranno per esempio: Dopo tutto, non ha che pochi giorni di vita; perché non dovrebbe godersela pienamente?. Ora, i malati che rifiutano di moderare il loro appetito non possono affatto godersi la vita; al contrario, non fanno che aggravare le proprie sofferenze. La maggior parte delle persone preferisce morire nello stato di benessere procurato loro dal cibo, l’alcool o le droghe. Ho visto UNA DONNA prepararsi deliberatamente, e ≪gustarsi≫, una pietanza che desiderava e prendere subito dopo una ≪droga calmante≫ in quantità sufficiente per uccidersi, piuttosto che perseverare nell’osservanza di un regime che le avesse permesso di vivere tranquillamente. Ho visto UN UOMO abbandonare deliberatamente le restrizioni alimentari, grazie alle quali non era stato afflitto da alcuna sofferenza per un lungo lasso di tempo. . . l’ho visto tornare ad abitudini alimentari le cui conseguenze (lo avevano avvertito) sarebbero state deleterie. Quando i DOLORI tornarono, rifiutò di sottoporsi a un breve digiuno e di attenersi di nuovo al regime. Pretese invece un’operazione, malgrado gli avvertimenti che gli sarebbe stata fatale. E` morto sulla tavola operatoria.

Ho visto UN UOMO nel mezzo della trentina, con due cancri inoperabili, che aveva ripreso le forze, era rimasto a lungo senza DOLORI e aveva abbandonato l’uso di droghe; l’ho visto mangiare una PIETANZA PROIBITA (del piccione) e risentire intensi DOLORI due ore dopo. Digiunò nuovamente per tre giorni ed i suoi DOLORI cessarono. Per un altro mese osservò le restrizioni alimentari previste e non risentì alcun DOLORE. Poi cadde nuovamente nel medesimo errore e la cosa gli procurò subito le stesse sofferenze. Rifiutò un ulteriore periodo di restrizioni alimentari, riprese l’uso dei sedativi e fu presto annoverato tra coloro che furono ma non sono più.

LE TRE PERSONE la cui storia abbiamo raccontato hanno preferito morire soffrendo terribilmente, piuttosto che rinunciare ai loro capricci preferiti. La prima voleva del pasticcio e del caffè, la seconda del pane e del sale, la terza alimenti carnei. Vivere senza queste cose era per loro inconcepibile; le valutavano più della vita stessa. La buona vecchia Madre Natura sa, a modo suo, mostrarsi conciliante verso coloro che scelgono il trapasso.

Astensione volontaria e autodisciplina sono parole che gli esseri umani non vogliono intendere. Non riescono a capire il linguaggio delle proprie sensazioni. E` stato loro insegnato ad andare fino in fondoe, quando soffrono, ad alleviare i loro mali con le medicine. Così diventano gli SCHIAVI di abitudini che li distruggono. Perdono qualsiasi voglia di spezzare le proprie catene e di ridiventare liberi. L’ostinato attaccamento alle loro abitudini e l’uso delle medicine finiscono per procurare loro insopportabili sofferenze, che non li lasciano più, fino alla morte.

La vecchia ingiunzione: scegliete la vita; che possiate viverenon é capita dagli uomini e dalle donne di oggi, come non lo fu da coloro che la ricevettero per primi. Anche oggi, scegliamo la sofferenza e una fine prematura.

 

 

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