Il DIGIUNO e la PERDITA delle OTTURAZIONI dentarie – Dr. Robert Haegel

Tratto da

SALVATE I VOSTRI DENTI

p. 86

Dr. Robert Haegel

Chirurgo-dentista

Numerosi digiunatori segnalano la caduta più o meno generalizzata delle loro otturazioni dentarie, che avvengono sia durante un digiuno prolungato, sia nel periodo immediatamente successivo e ne chiedono spiegazione, la ragione, la causa, agli specialisti del digiuno. Il problema sembra sospeso, questi specialisti suggeriscono soltanto che esso merita di essere studiato per scoprire se questo fenomeno fa parte degli sforzi dell’organismo per liberarsi delle sostanze estranee. Noi crediamo di poter spiegare razionalmente il fenomeno partendo dalle considerazioni tecniche che riguardano la cavità dentaria e l’otturazione che la chiude.

Cosa fa difatti il dentista difronte ad una carie?

Egli recide la dentina cariata, rammollita e anche una pellicola di avorio sano, per prevenire, per quanto è possibile, una ulteriore recidiva della carie; le pareti di smalto non sostenute dall’avorio, sono ugualmente rimosse. Si ottiene infine una cavità geometrica a forma di scalino in cui sarà tagliata una ritenzione a coda di rondine destinata ad assicurare l’ancoraggio del materiale otturatore, perché conviene non scordarsi che “LE IMPIOMBATURE” NON SONO SOSTANZE ADESIVE che si incollano al dente: la loro tenuta è condizionata dal taglio ritentivo corretto della cavità in cui sono pressate, intimamente compresse. Ora, una parete dentaria otturata non è definitivamente salvaguardata da una prossima carie; effettivamente la CARIE non immunizza il dente, come la TUBERCOLOSI non protegge il polmone da un secondo attacco del male. Può avvenire dunque, specie nell’organismo intossicato, che dopo qualche anno o qualche mese, le fondamenta dentarie sotto l’otturazione subiscano un danno, il rammollimento degenerativo di una recidiva di carie, che continua insidiosamente in un lasso di tempo più o meno importante…finché la zona di ritenzione rilassata non funziona più come ancoraggio. Allora l’OTTURAZIONE diviene mobile e CADE sotto la pressione masticatoria. Ricordiamo che numerosi DIGIUNATORI hanno segnalato il fatto che DURANTE il DIGIUNO, cavità di carie non curate, nere di dentina morta, si ripuliscono progressivamente, e le sostanze malate vengono eliminate dalla LISI caratteristica del DIGIUNO. Immaginiamo adesso un DIGIUNATORE, portatore di un certo numero di otturazioni non recenti. C’è da scommettere, che molte di queste, esteriormente impeccabili, posino su un fondo di avorio tappezzato da uno strato di dentina un po’ rammollita, ad una profondità insufficiente ancora per provocare la mobilità immediata dell’otturazione. Il cammino lento della carie, potrebbe proseguire sornionamente per uno o più anni prima di portare alla perdita “dell’impiombatura”. Ma ecco che questo SOTTILE STRATO di CARIE viene consunto, RIASSORBITO dal DIGIUNO (vedi la sopracitata AUTO-PULIZIA mediante il DIGIUNO), processo di cui conserva il segreto l’intelligenza somatica. Si stabilirà così un VUOTO tra l’otturazione e le pareti interne della cavità, e non poggiando più sul terreno dentario solido, l’otturazione cadrà fatalmente alla prima pressione ricevuta. IL DIGIUNO, MERAVIGLIOSO ACCELERATORE dei PROCESSI di ELIMINAZIONE non fa altro che far precipitare una rovina, che sarebbe caduta solo più tardi. E’ un bene? E’ un male? Io personalmente penso, che è ancora una volta un SERVIZIO reso dal DIGIUNO, perché obbliga a fermare, con cure dentarie precoci, lo scavo in profondità della carie sorniona, prima che essa leda irrimediabilmente l’integrità pulpare, così preziosa per la vitalità del dente.