31 mila scienziati dicono no al 5G

31MILA SCIENZIATI NEL MONDO DICONO NO AL 5G

Estreme Conseguenze

Giornalista

SCRIVI ALL’AUTORE | PUBBLICATO IL 11 MARZO 2019

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È in corso un’enorme petizione internazionale contro la messa in opera del 5G per motivi di sicurezza da parte di migliaia di scienziati e professionisti di tutto il mondo. In Italia, a Vicovaro, alle porte di Roma, si è svolto il primo meeting nazionale dell’Alleanza italiana Stop 5G. Parlamentari, sindaci, medici e scienziati si sono riuniti per chiedere al Governo una moratoria in difesa della salute pubblica.

Intanto alcuni dei 120 comuni italiani interessati alla sperimentazione, come Marsaglia si stanno tirando indietro.

E da Trento il Senatore Andrea de Bertoldi, segretario commissione finanze e tesoro dice ”I cittadini italiani sono inconsapevoli cavie per gli effetti dell’elettrosmog 5G. Milioni di antenne, milioni di onde elettromagnetiche che mettono a rischio la salute pubblica”. 

 

Lo stesso ha fatto da Matera il Senatore Saverio De Bonis come dal Veneto la parlamentare Sara Cunial che ha interrogato il Governo sui pericoli del 5G.

L’Ispra, in audizione alla Camera lo scorso 26 febbraio sul tema 5G, ha redatto un documento in cui scrive “Il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (SNPA) si sta già confrontando per approfondire la tematica 5G e mettere a sistema le informazioni in suo possesso relativamente agli impatti del 5G sulle proprie attività di valutazione preventiva e controllo. Alla luce del dibattito in essere tra avvento del 5G, saturazione dello spazio elettromagnetico e modifica dei limiti, SNPA è impegnato ad approfondire il tema dell’espansione delle reti, in particolare alla luce degli attuali limiti”.

Maurizio Martucci, portavoce dell’Alleanza STOP 5G e autore del libroManuale di autodifesa per elettrosensibili. Come sopravvivere all’elettrosmog di Smartphone, Wi-Fi e antenne di telefonia mobile, mentre arrivano il 5G e il Wi-Fi dallo spazio” 8Terra Nuova ) afferma ad Estreme Conseguenze “Sarà un terremoto per il business 5G se la connessione elettrosmog-salute passerà dall’attuale livello Classe 2B alla Classe 2A o addirittura alla Classe 1, venendo cioè elevata da “possibile” a “probabile”, se non addirittura “certo” agente cancerogeno” dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro.

Mentre si attende con le 9 Smart City che il 5G colonizzi altri 120 piccoli interessati alla sperimentazione e si estenda a tappeto l’esposizione della popolazione alle onde elettromagnetiche, si fa sempre più forte e internazionale l’appello di migliaia di scienziati indipendenti che chiedono alle istituzioni di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G in attesa che si accertino i rischi per la salute dal momento che non è stato investito un solo euro di spesa pubblica per la ricerca sulla prevenzione sanitaria contro i 700 milioni di euro (della sola UE) per la ricerca tecnologica e sebbene lo scorso gennaio anche il Comitato scientifico sui rischi sanitari emergenti (Scheer) della Comunità Europea abbia classificato il 5G nella lista degli agenti pericolosi. Da quel momento e, vista l’imminente sperimentazione, sono già 31mila gli scienziati che nel mondo dimostrano attraverso un’ampia documentazione medico-scientifica i pericoli possibili, probabili se non addirittura certi che le onde elettromagnetiche hanno sui nostri corpi. Ma se la SVIZZERA si è defilata dal 5G, così come cinque città polacche lo hanno rifiutato e se le compagnie d’assicurazioni Swiss Re e Lloyds ammettono effetti non termici da radiofrequenze, perché l’ITALIA che pure è stato l’unico paese al mondo ad “accertare giuridicamente” il nesso causale telefonino cancro con noti casi di invalidità permanente e malattia professionale all’80% riconosciute (Tribunale di Brescia, Tribunale di Firenze, Verona e Ivrea e Cassazione nel lontano 2011) annaspa e non applica il principio di precauzione?

Il tema è dibattuto. Tanto che Ispra, in audizione alla Camera lo scorso 26 febbraio sul tema 5G, ha redatto un documento di indagine conoscitiva in cui scrive “Il Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente (SNPA) si sta già confrontando per approfondire la tematica 5G e mettere a sistema le informazioni in suo possesso relativamente agli impatti del 5G sulle proprie attività di valutazione preventiva e controllo. Alla luce del dibattito in essere tra avvento del 5G, saturazione dello spazio elettromagnetico e modifica dei limiti, SNPA è impegnato ad approfondire il tema dell’espansione delle reti, in particolare alla luce degli attuali limiti”. Nel documento troviamo scritto che nell’ambito del progetto finanziato dal MATTM “Programma di promozione di attività di ricerca e di sperimentazione tecnico-scientifica, nonché di coordinamento dell’attività di raccolta, di elaborazione e di diffusione dei dati al fine di approfondire i rischi connessi all’esposizione a campi elettromagnetici a bassa e alta frequenza” che sarà portato avanti dalle ARPA/APPA nei prossimi 18 mesi, esse approfondiranno anche il tema del 5G”. Nella medesima audizione Alessandro Vittorio Polichetti dell’ISS ha spiegato che la maggiore densità delle small cells del 5G abbasserà le emissioni con un minore impatto sulla popolazione.

Maurizio Martucci, autore del libro inchiesta  Manuale di autodifesa per elettrosensibili. Come sopravvivere all’elettrosmog di Smartphone, Wi-Fi e antenne di telefonia mobile, mentre arrivano il 5G e il Wi-Fi dallo spazio (Terra Nuova Edizioni) è oggi, invece, il portavoce dell’Alleanza Nazionale Italiana STOP 5G e ad Estreme Conseguenze dice “Siamo partiti qualche mese fa, e in poco tempo abbiamo costruito una massa critica enorme, più di 11mila persone hanno firmato e continuano a firmare il nostro appello che non vuole bloccare la tecnologia, ma affidarsi al principio di precauzione quando di questa tecnologia e dei suoi effetti si sa abbastanza per porre una questione sanitaria mondiale. Il paradosso a cui stiamo assistendo è che parliamo di un’emergenza ormai accertata da numerosi studi indipendenti nazionali e internazionali che hanno messo nero su bianco una «chiara evidenza che si sviluppino rari tumori delle cellule nervose del cuore». Esistono rapporti (come quello del National Toxicology Program americano) che affermano come ci siano «alcune evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali». E qui si sta parlando ancora di 2G e 3G.  Ora si vuol introdurre in modo ubiquitario, capillare e permanente il 5G, ma non c’è la ricerca, ovvero l’unico istituto italiano che ha la strumentazione in grado di approfondire gli studi sul 5G (Istituto Ramazzini) è completamente abbandonato a se stesso e si autofinanzia. Come Alleanza Nazionale siamo riusciti a raccogliere 30mila euro attraverso una campagna di crowdfunding, con 50mila complessivi l’Istituto ha dichiarato di riuscire non solo a concludere gli esiti degli studi sugli altri organi, dopo cuore e cervello, compromessi delle onde 2 e 3G, ma anche di poter mettere a disposizione la propria logistica per affrontare nuove ricerche sul 5G”.

Che cosa ci ferma?  “L’Italia – dice Martucci – perderebbe 6,5 miliardi di euro (quanto lo Stato ha introitato vendendo le frequenze alle compagnie telefoniche). E l’Unione Europea ha quantificato l’introito economico da qui al 2025 per la tecnologia 5G in 225miliardi di euro”.

Già nel precedente articolo dedicato all’elettrosmog Fiorella Belpoggi, Direttrice dell’area ricerca del Centro per la Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna ci aveva parlato di “giganteschi conflitti di interesse” tra studiosi e aziende della telefonia. Stiamo parlando ad esempio del fatto che Michael Repacholi (fondatore dell’associazione privata di Francoforte INCIRP sulla protezione della popolazione dalle radiazioni di onde non ionizzanti a cui – stranamente – l’Organizzazione Mondiale della Sanità continua a delegare il mandato per la stesura delle linee guida internazionali nonostante le aspre polemiche) dal 2006 è diventato un consulente aziendale nelle telecomunicazioni. Oppure Guglielmo d’Inzeo, uno dei due rappresentanti dell’INCIRP, fa pure parte del Consorzio (lobbistico) Elettra 2000 e “ha moltiplicato i pareri scientifici per società come Vodafone, partecipato a progetti finanziati dall’industria e partecipa a Efhran con Deutsche Telecom e l’Associazione UE dei produttori di Gsm tra i finanziatori”. Ma anche Paolo Vecchia, ex funzionario dell’Istituto Superiore della Sanità ed acerrimo negazionista dell’eziopatogenesi immuno-neuro-tossica dell’elettrosensibilità, è ora consulente di Nokia. Proprio il INCIRP si dovrà esprimere a breve sulle nuove linee guida nelle radiazioni, e sulla richiesta di revisione nella classificazione della radiofrequenze tra gli agenti cancerogeni ci penserà, invece, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.

“Sarà  – dice Martucci – un terremoto per il business 5G se la connessione elettrosmog-salute passerà dall’attuale livello Classe 2B alla Classe 2A o addirittura alla Classe 1, venendo cioè elevata da “possibile” a “probabile”, se non addirittura “certo” agente cancerogeno. Sappiamo ormai che il 70% degli studi negazionisti hanno per il 90% conflitti di interessi, al contrario quelli che affermano la correlazione tra onde elettromagnetiche e patologie gravi, che rappresentano il 30% degli studi complessivi, sono davvero totalmente indipendenti. Per questo da Vicovaro usciamo con la consapevolezza di essere più forti, perché più informati e più in rete che mai. I giudici del Tar del Lazio, per esempio, hanno condannato i Ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione a promuovere entro i prossimi sei mesi una campagna d’informazione per denunciare i rischi dell’uso di telefoni cellulari. Inoltre, il Tribunale di Firenze ha disposto l’immediato spegnimento del WiFi in una scuola per proteggere la salute di un minore. Si è trattato di una decisione prudenziale, “inaudita altera parte” come si dice in gergo giuridico. Un atto preliminare il cui obiettivo è evitare di esporre a immediati pericoli il bambino. In marzo si terrà l’udienza per discutere se lo spegnimento del Wi-Fi sarà temporaneo o definitivo. Insomma, sta crescendo la consapevolezza e la sensibilità da parte di tutti. Da Nord a Sud, senza distinzione. Chiederemo ai Comuni e in particolare ai Sindaci coinvolti nella sperimentazione di fermarsi, di agire quali rappresentanti massimi dell’autorità sanitaria sul territorio a prescindere dalle cifre (ahimè succulente se si pensa che solo Prato prende 15milioni di euro per la sperimentazione 5G) che rendono il 5G una vera e propria gallina dalle uova d’oro”.

flash mob a Segovia, Spagna, contro il 5G

 

La risposta di molta parte delle istituzioni, di produttori e altri anche in Italia è “nessun pericolo”. In una recente intervista,Roberto Saracco, ex direttore del Nodo italiano degli EIT ICT LABS (l’Istituto europeo di innovazione tecnologica) che ha sede a Trento, già direttore del Future Centre di Venezia, nonché responsabile delle architetture di telecomunicazione innovative e comunicazioni scientifiche di Telecom Italia ha dichiarato “Oggi abbiamo circa 74.000 antenne in Italia molte in tecnologia beam forming (il segnale è direzionale e quindi viene inviato direttamente al device che deve coprire) che creano un campo elettromagnetico, che si aggiunge ai molti già esistenti. Con il 5G, che ha una minore capacità di propagazione usando frequenze più elevate, le antenne, a regime, diventeranno 1 milione. Questo vuol dire un crollo dell’inquinamento elettromagnetico di almeno 50 volte. Semplicemente ci saranno molte più antenne e quindi il segnale potrà e dovrà essere meno forte essendo le antenne più vicine ai nostri telefonini”.

Zhang Wanchun, che è Senior Vice President e Responsabile Wireless Product di Zte, al Mobile World Congress di Barcellona ha illustrato il funzionamento delle reti wireless messe a punto dal colosso cinese che in Italia ha in atto la sperimentazione della nuova tecnologia a L’Aquila e a Prato. “Abbiamo discusso a lungo con gli operatori e con le autorità locali” ha detto “la potenza del segnale del 5G E’ maggiore rispetto a quella delle 4G, ma non va confusa con la quantità di energia emessa. Le antenne 4G sviluppano 320 W di potenza, contro i 200 W delle antenne 4G. Il fatto che le antenne di ultima generazione sfruttino l’intelligenza artificiale e algoritmi più sofisticati permette di indirizzare meglio il segnale e di sfruttarlo al suo massimo”. Secondo Zhang quello della sicurezza per gli organismi viventi rispetto alle radiazioni del 5G “semplicemente non è un tema”.

Ma che cosa prevede questa sperimentazione? Il 5G prevede una copertura dell’intero territorio nazionale nel 98% del suolo pubblico: non solo smart city, ma anche parchi, aree naturali, zone rurali e perfino centri con scarsa densità abitativa. Oltre ai 24 mila hot spot wifi pubblici e alle attuali 60 mila stazioni radio base (le antenne di telefonia mobile spesso sui tetti dei palazzi, sistemi 2G, 3G e 4G), col 5G sarà installato un imprecisato numero di mini-antenne a microonde millimetriche, quantificabili persino in milioni se diffuso dai nuovi lampioni della luce LED, riconvertiti in ripetitori wireless. E c’è anche il progetto del wifi dallo spazio, dai tombini dei marciapiedi (lo smart pavement in sperimentazione a Reggio Calabria) e la messa in orbita di droni satellitari (in sperimentazione a Torino). Insomma una 24ore su 24 e 7 giorni su 7 di brodo elettromagnetico che piove dall’alto, con una densità espositiva mai vista prima, ma tra i comuni sperimentali e le regioni interessate al momento, c’è già chi fa un passo indietro: a San Giorgio di Lomellina (a Pavia) il segretario comunale – rispondendo alla diffida legale presentata per conto dei cittadini – ha affermato che “in questo Comune non è prevista l’installazione del 5G”. La Basilicata, dove è riconosciuta l’elettrosensibilità, manca all’appello, anche se è stata inserita la città di Matera. Il sindaco di Marsaglia, invece, Franca Biglio, ha le idee chiare e dice: “Siamo stati sorteggiati per questa sperimentazione. Aspettiamo che il gestore esponga il progetto; poi faremo approfondimenti indipendenti. La tecnologia è importante, ma lo è di più la salute. Alla fine delle nostre valutazioni convocheremo la popolazione e insieme sceglieremo la soluzione migliore”. Anche diversi senatori italiani sostengono i pericoli dell’onda elettromagnetica 5G.

Da Trento il senatore Andrea de Bertoldi, segretario commissione finanze e tesoro dice ”I cittadini italiani sono inconsapevoli cavie per gli effetti dell’elettrosmog 5G. Milioni di antenne, milioni di onde elettromagnetiche che mettono a rischio la salute pubblica”. De Bertoldi ha presentato una nuova interrogazione parlamentare e scrive “.. si chiede di sapere: se i Ministri interrogati, siano in possesso di informazioni riguardanti possibili casi di radiazioni nocive avvenuti nel nostro Paese, nei confronti di esseri umani e animali e in caso affermativo se intendano renderle note; quali iniziative di competenza, i Ministri in indirizzo, intendano intraprendere, al fine di tutelare la popolazione nazionale, dall’esposizione dei campi elettromagnetici derivanti dall’emissione delle nuove radiofrequenze per la tecnologia wireless di quinta generazione, cosiddetta 5G; se non convengano della necessità di istituire una Commissione governativa, volta a definire un quadro d’interventi finalizzati a studiare gli effetti derivanti sulla salute degli esseri umani e la salvaguardia dell’ambiente e del territorio, dall’aumento massiccio derivante dall’emissione dei campi elettromagnetici a radiofrequenza (Rf-Emf), causati dalla tecnologia 5G”.

 

Ecco i contenuti della risoluzione dell’Alleanza Nazionale Italiana STOP 5G:

1)GOVERNO

Rinnovo della richiesta di moratoria per fermare la sperimentazione 5G su tutto il territorio italiano

Non innalzare i valori limite di legge nella soglia d’irradiazione elettromagnetica

Minimizzare il rischio sanitario promuovendo uno studio epidemiologico sui campi elettromagnetici

Integrare i contratti d’asta da stipulare e/o già stipulati con l’industria aggiudicataria delle nuove bande 5G con l’inserimento di una clausola per un’accisa risarcitoria da eventuali danni cagionati sulla salute della popolazione

2) MINISTRO DELLA SALUTE

Promuovere uno studio preliminare nazionale sugli effetti biologici delle radiofrequenze 4G e 5G presso un ente indipendente e privo di conflitti d’interessi con l’industria, valutata la disponibilità dell’Istituto Ramazzini

Istituire una commissione di vigilanza permanente per il monitoraggio degli effetti dei campi elettromagnetici, individuando membri della scienza e medicina indipendente, un coordinamento tra le associazioni dei malati

3)PARLAMENTO

Invito alle Commissioni preposte di calendarizzare la discussione di disegni di legge sulle malattie ambientali

Invito alla Commissione Vigilanza Rai di valutare il livello d’informazione sinora offerto nei servizi di radiotelevisione pubblica circa i pericoli sanitari del 5G

Di dare piena attuazione alla Legge Quadro del 2001 con l’applicazione dei decreti attuativi, valorizzando una delle legge più cautelative d’Europa in difesa della salute pubblica

4)REGIONI e PROVINCE AUTONOME

Promuovere una inter/commissione sanità/ambiente per monitore le ripercussioni dei campi elettromagnetici su popolazione ed ecosistema, individuando membri della scienza e medicina indipendente e un coordinamento locale tra le associazioni dei malati e cittadinanza attiva

5)COMUNI

Invito al Sindaco in qualità di massima Autorità Sanitaria e ufficiale di Governo e, in subordine, al Prefetto in caso d’inerzia del primo, di adottare un’ordinanza contingibile e urgente per sospendere la sperimentazione del 5G sul territorio amministrato in attesa di quanto ai punti 1), 2), 3), 4)

6)ASSOCIAZIONI e CITTADINI

Sostenere la cittadinanza più esposta, in particolar modo i soggetti più a rischio come malati, donne in gravidanza, anziani e bambini in chi ne esercita la patria potestà, nelle diffide legali, anche individuali, da inoltrare ai ministri della salute, dello sviluppo economico e al Sindaco del proprio comune di residenza, rivendicando il diritto costituzionale per la tutela alla salute di cui all’art. 32

Sostenere l’associazionismo nell’intraprendere un percorso legale di autotutela pubblica anche per mezzo di un ricorso d’urgenza da presentare alla Procura della Repubblica, Tribunale civile ex art. 700 per ‘periculum in mora’

Per informazioni: [email protected] e su quanto anche la Spagna cominci ad avere attenzione sull’argomento leggere qui

GIORNALISTA

Mattea Guantieri, 40 anni, è entrata nella squadra di Estreme Conseguenze dopo aver coordinato testate di promozione per il Veneto. Ha collaborato al restyling del mensile di cucina A Tavola, dirigendolo per circa 18 mesi. Dopo aver collaborato con Nordesteuropa, e altre testate locali, si è dedicata alla progettazione di format editoriali per il web.