AIDS: e se non fosse un virus??

Estratto dall’articolo:

di Monica Russo

pubblicato sul trimestrale di medicina naturale “Salute è“

abbinato al mensile AAM TERRANUOVA n. 10 dicembre 03.

L´esperienza del Dr. HEINRICH KREMER

Nato in Germania nel ´37, negli anni ´60 consegue un dottorato prima in medicina, poi in psichiatria e neurologia. Diventa quindi responsabile di un progetto di terapia sociale per tossicomani e carcerati, in seguito diventa medico di una clinica per tossicodipendenti con un comprensorio di ben cinque regioni tedesche e si occupa di riabilitazione psicosomatica e di ricerca clinica sulle profilassi di infezioni.

Nell’84 effettua la prima prova clinica del test di anticorpi HIV e lo ritiene non specifico. Si rivolge alle autorità sanitarie tedesche dichiarandone l´inefficacia, ma gli viene imposto l´obbligo di utilizzo. Accetta, chiedendo in cambio l´anonimità del test. Per ufficializzare la non specificità aggiunge alle provette dei pazienti, campioni del suo sangue e di quello dei suoi colleghi: mentre non tutti i pazienti risultano positivi, lui e i suoi colleghi risultano esserlo.

Trovata la conferma ai suoi dubbi sulla validità del test, da le dimissioni nell’88 in quanto contrario alla politica governativa sulle droghe e sull’uso di AZT nell’Aids. Nello stesso periodo prevede che NELLE CARCERI TEDESCHE, unico posto dove le persone vengono testate all’entrata e all’uscita per l’HIV, non ci sia MAI STATO ALCUN CONTAGIO nonostante la presenza di 20.000 tossicomani su 60.000 detenuti. E così è stato.

Le certezze del Dr. STEFAN LANKA

Biologo molecolare di 37 anni, ha lavorato presso l´Università di Costanza in Germania, dove risiede, ed ha conseguito un dottorato in virologia. I suoi importanti studi lo hanno condotto ad occuparsi del problema Aids portando un notevole contributo.

Essendo virologo ha verificato la procedura per l´isolamento dell’HIV e ha scoperto che questa non è mai avvenuta, il virus non è mai stato fotografato isolato.

I risultati del Dr. ALFRED HASSIG

Immunologo, è stato consigliere dell’Oms e direttore del programma di raccolta e distribuzione del sangue per la Croce Rossa svizzera a livello mondiale.

Hassig avverte che a livello biologico nell’Aids avvengono le stesse reazioni che vediamo nella sepsi da shock traumatico in tempi molto rapidi e nella malnutrizione in maniera più lenta, e che portano al CATABOLISMO, alla MORTE DELLE CELLULE e alla MANCATA RIPRODUZIONE delle stesse. Quindi l´AIDS, conclude Hassig, è una MALATTIA METABOLICA e NON VIRALE

Le cause sono cumulative: psichiche, tossiche, infettive, traumatiche e nutrizionali. Nel malato di Aids è molto dannoso lo STRESS PSICHICO, dovuto alla “SENTENZA DI MORTE” che riceve una volta testata la sieropositività. A questa vanno aggiunte le CAUSE TOSSICHE per il consumo di droghe e l´utilizzo di terapie velenose quali AZT, BACTRIM e ANTIBIOTICI, le infezioni dovute a epatiti ricorrenti, gli eventuali danni da VACCINI, ecc.

Dalla collaborazione di Kremer e Hassig, e alla luce del lavoro dei nobel Robert Furchgott e Louis Ignarro sulla funzione dell’ossido di azoto (NO) nella modulazione dell’immunità cellulare, diventa chiaro quanto non sia più necessario responsabilizzare un ipotetico virus, per spiegare il “quadro AIDS”, ma si possa invece dimostrare l´ORIGINA METABOLICA E NON VIRALE della stessa.

Il dr. Kremer ha tenuto l´anno scorso un seminario, in Italia, per 12 medici e terapeuti. In quei quattro giorni ha trasmesso loro il risultato dei suoi studi, sostenendo che solo una reale comprensione della malattia può determinare una possibile cura, ed essendo una malattia provocata da molti fattori, bisogna osservare la storia particolare di ogni paziente e vedere quali sono i fattori predominanti per quella determinata persona, quindi agire equilibrando, sviluppando e stimolando il corretto funzionamento dell’organismo.

Ovviamente è fondamentale capire che NON SI E’ STATI CONTAGIATI DA NESSUN VIRUS MORTALE. Con questa comprensione il dr. Kremer invita ogni medico e terapeuta ad applicare il metodo di cui ha esperienza per poter ripristinare la capacità di autoregolazione del corpo.

 Decalogo delle incongruenze secondo gli studi di LANKA, KREMER e HASSIG

La teoria che l´Aids sia una malattia virale non è mai stata comprovata scientificamente.

Il dr. Gallo annuncia nell’aprile ´84 che l´HIV è la probabile causa dell’AIDS; questa sua teoria non è mai stata discussa in un aperto dibattito scientifico. Il giorno dopo la stampa tramuta la ipotesi in certezza, eliminando la parola probabile.

Purtroppo, dalla metà degli anni ´70, da quando le scoperte scientifiche sono brevettabili, si è affermata una procedura molto poco etica: si può affermare l’esistenza di un virus, senza doverlo isolare, ma deducendone la presenza da parametri indiretti stabiliti dagli stessi ricercatori. Anche l´esistenza del Virus Epatite C è stata dedotta in questo modo.

L´HIV non esiste.

Tutti i parametri utilizzati per dimostrarne l´esistenza (presenza di trascrittasi inversa, proteina a densità di 1,16, proteina p24, p128, ecc.) sono presenti in cellule normali, in tutte le persone, in diversa concentrazione.

I test sono inattendibili.

La soglia di concentrazione necessaria per ritenere positivo il test è stata definita arbitrariamente. Prima di eseguire i test, il sangue viene diluito (500 volte nell’Elisa* e 50 nel Western Blod*). Senza diluizione tutti risultiamo sieropositivi.

La dr.ssa australiana Eleni Papadopulus ha scoperto che tutte le proteine attribuite alla membrana del virus, sono prodotte normalmente da tutti ed elenca ben 78 cause diverse, che per l´alta concentrazione di dette proteine, danno positivo al cosiddetto test Hiv. Le più note sono: epatiti, vaccinazioni, influenze, malattie virali, l’aver partorito più di un figlio, cancro, malaria, artrite reumatoide, dislipidemia (sangue con elevati livelli di grasso o liquido) ecc.

L´Aids non è una nuova malattia.

Secondo il Centro per il controllo delle malattie (Center for Desease Control – CDC) è un insieme di 29 affezioni, tra cui micosi, herpes, polmoniti, diarree, alcuni tipi di cancro (linfoma non hodgkin, linfoma tipo Burkit, linfoma primitivo cerebrale, carcinoma delle cervice uterina), ecc.; queste affezioni diventano Aids quando il soggetto risulta positivo al test dell’HIV.

Le statistiche epidemiologiche sono state gonfiate.

Le proiezioni logaritmiche sono risultate false, perché è stato usato un sistema cumulativo che somma ogni anno il numero dei casi per il numero totale degli anni. I criteri di valutazione appaiono quindi diversi da paese a paese: in Canada il 25% degli americani dichiarati “Aids” non lo è, in Africa bastano tre sintomi classici (diarrea, tosse o perdita di peso) accompagnati da un disturbo ritenuto secondario (prurito o ingrossamento delle ghiandole) per essere dichiarati Aids.

L´AZT non è un nuovo farmaco.

E´ un chemioterapico degli anni ´60 riconosciuto da subito troppo tossico dopo una sperimentazione effettuata sui topi nel ´64, che ne evidenziava l´altissimo potere di avvelenamento.

E´ noto che i chemioterapici producono effetti devastanti sul sistema immunitario e sull’intestino.

Dell´AZT si sosteneva che aumentasse il numero dei linfociti, ritardando l´insorgere della malattia, ma studi successivi, compreso il famoso “Concorde”, stabilirono un modesto incremento dei linfociti T4, solo per un breve periodo, e nessun ritardo nell’insorgere delle infezioni opportuniste, ma la sua assoluta inefficacia a migliorare la salute. Difatti l´aumento dei linfociti iniziale è dovuto ad una reazione di difesa dell’organismo nei confronti di questo farmaco, che distrugge il midollo osseo e lo rende incapace a produrre quei linfociti che dovrebbero poi maturare nell’intestino ma che sono destinati a non accrescersi in un ambiente intossicato e inospitale.

Secondo i dati del Ministero della Salute Italiano, la prima diminuzione dei casi di morte per Aids si ha nel momento in cui la somministrazione dell’AZT passa da 1500mg/die a 500mg/die.

Gli inibitori.

Gli inibitori della proteasi, secondo la Medicina Ufficiale, attenuano la proliferazione del virus HIV e la riproduzione dei funghi, svolgono un´azione antinfiammatoria, diminuendo la carica virale. Il paziente viene informato che la malattia diventerà cronica e ciò contribuisce a creare una diminuzione del terrore sottile che accompagna la diagnosi mortale, generando un importante feed-back positivo.

Ma le ricerche evidenziano che tali terapie interrompono numerose funzioni del sistema immunitario, essenziali per la sopravvivenza della cellula umana e bloccano la digestione del cibo e dei grassi con la conseguente produzione di calcoli nei vari organi, oltre a depositi in varie zone del corpo.

L´esame della viremia è male interpretato.

Lo stesso ideatore del test Kary Mullis – premio nobel del ´93 – dichiara che è impossibile con il suo metodo misurare la carica virale, poiché la PCR (è questo il nome dell’esame) è talmente efficiente che amplificherebbe qualsiasi RNA (acidoribonucleico), senza distinguere se appartiene al virus o a qualche altro contaminante.

Nel risultato della viremia dell’Ospedale Civile di Brescia, nel 2000, si avvisa che il test è valido solo se la persona è sieropositiva. E se è sieronegativa di chi è questo RNA?

E´ importante comprendere che la carica virale è studiata facendo completo affidamento sulla PCR.

L´Aids non è una malattia virale, quindi non è contagiosa.

L´Aids è una grave alterazione metabolica e differenti studi di ricercatori dissidenti stanno convergendo nel ritenerla una grave forma di disbiosi intestinale. Quindi metodi e parametri per la cura prevedono la detossicazione dell’organismo ed il riequilibrio della flora batterica, analizzando caso per caso carenze e disfunzioni, in modo da attuare per ciascuno una cura mirata.

Note:

* I due test utilizzati per accertare la sieropositività.

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