Pandemia di COVID-19: analisi critica – Dr. FABIO FRANCHI a (terza versione ampliata: 25 giugno; seconda versione: 1 maggio 2020, prima versione: 3 aprile 2020)

Pandemia di COVID-19: analisi critica

di Fabio Franchi a (terza versione ampliata: 25 giugno; seconda versione: 1 maggio 2020, prima versione: 3 aprile 2020)

Indice

Sommario …………………………………………………………………………………………………………………… 2 Abbreviazioni………………………………………………………………………………………………………………. 2 Nota importante! ………………………………………………………………………………………………………… 2

Premessa ……………………………………………………………………………………………………………………….. 3 La definizione di “caso” di COVID-19 …………………………………………………………………………………. 3 Prove a supporto di una riclassificazione di malattie note ………………………………………………… 4 La dimostrazione di causa ed effetto ……………………………………………………………………………… 6 Le previsioni secondo la teoria virale……………………………………………………………………………… 6 Considerazioni ulteriori sulle modalità di diagnosi …………………………………………………………… 7 Confronto tra TAC toracica e “tampone”………………………………………………………………………… 7 Altri studi a supporto di quanto affermato ……………………………………………………………………… 9 Premesse per la valutazione del significato dei test (sierologia e PCR) …………………………………. 10 Quattrosono lesituazionipossibili…………………………………………………………………………..11 Esame dei test sierologici (anticorpali) …………………………………………………………………………….. 11 Ricapitolando ……………………………………………………………………………………………………………. 13 Stime di prevalenza in Italia ………………………………………………………………………………………… 14 Esame del test (RT-PCR) …………………………………………………………………………………………………. 15 Come hanno proceduto nella preparazone del test(RT-PCR) …………………………………………… 16 Cosa avviene nel laboratorio (tratto da David Crowe)…………………………………………………….. 17 I risultati anomali sono la regola ………………………………………………………………………………….. 20 Isolamento virale (generalità) …………………………………………………………………………………………. 20 Asseriti isolamenti del SARS-CoV-2 ………………………………………………………………………………….. 24 Ulteriore prove a dimostrazione dell’incertezza interpretativa………………………………………… 28 Considerazioni riassuntive sull’isolamento virale …………………………………………………………… 33 Possibili significati del test ………………………………………………………………………………………….. 34 Come spiegare l’epidemia…………………………………………………………………………………………… 34 Conclusione ………………………………………………………………………………………………………………….. 35

a Già Dirigente Medico presso il Reparto di Malattie Infettive, Azienda Opsedaliero-Universitaria di Trieste, specializzato in Igiene e Medicina Preventiva, inoltre in Malattie Infettive all’Università di Siena

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Riconoscimenti ……………………………………………………………………………………………………………… 35 Bibliografia …………………………………………………………………………………………………………………… 36

Sommario

Lo scopo del presente scritto è quello di rivedere la solidità della teoria virale, se sia in grado di spiegare la COVID-19 e la sua diffusione pandemica. Vengono perciò analizzati i vari aspetti separatamente. La diagnosi è effettuata in base ad una definizione alquanto vaga ed alla positività di un test (RT-PCR) su tampone biologico od artificiale. In questo modo un’ampia quota di casi simili di malattia non sono stati e non sono identificati. D’altro canto, un vasto numero di diagnosi sono state e sono poste a soggetti del tutto asintomatici. Le statistiche sono state presentate in modo scorretto e fuorviante. Le previsioni effettuate con tanta enfasi sono andate fuori misura. La interpretazione dei risultati dei tamponi si è complicata vieppiù dopo l’introduzione più recente dei test anticorpali.

L’affidabilità dei test anticorpali è stata stabilita per confronto con quella della RT-PCR. Tuttavia della RT-PCR non si conosce la sensibilità né la specificità, non essendo stato possibile validarle. La mancata validazione è dovuta alla assenza di un criterio disponibile di riferimento affidabile, il cosiddetto gold standard. Quest’ultimo deve per forza essere il virus stesso, il suo effettivo isolamento. Nell’esaminare la letteratura scientifica, si nota che il virus SARS-CoV-2 non è stato correttamente isolato, come dimostrano tra l’altro le fotografie al microscopio elettronico in cui si vedono formazioni diverse tra loro, spesso incompatibili con le caratteristiche del Coronavirus.

La conclusione è che la teoria virale del COVID-19 è falsificata sotto molteplici aspetti: rappresenta il fallimento scientifico di un indubbio successo mediatico, ottenuto con la creazione di una allarme sociale dalle proporzioni mai viste prima.

Abbreviazioni

COVID-19: acronimo di Co (corona); Vi (virus); D (‘disease’, malattia)
ELISA: enzyme-linked immunosorbent assay (saggio immuno-assorbente legato ad un enzima)
EUA: Approvazione per Uso di Emergenza (da parte della FDA)
FDA: Food and Drug Administration
ISS: Istituto Superiore di Sanità, ente di diritto pubblico, è posto sotto la vigilanza del Ministero della Salute.
LFA:Lateral Flow Assay noto anche come lateral flow immunochromatographic assay (test a flusso laterale)
PBS: tampone fosfato salino
PCR: Rezione Polimerasica a Catena, moltiplica esponenzialmente segmenti di DNA; RT-PCR: Reazione Polimerasica a Catena per poter moltiplicare segmenti di RNA. Il primo passaggio , da RNA a DNA avviene tramite un ciclo con transcriptasi inversa,
PPA: concordanza positiva percentuale; NPA: concordanza negativa percentuale;
Spikes:estroflessioni sulla superficie del capside virale;
SARS-CoV-2: coronavirus responsabile della COVD-19

Nota importante!

Le immagini relative alle fotografie elettroniche del SARS-CoV-2 sono copiate e riprodotte con un disegno, il più possibile fedele, di quelle presenti sulle pubblicazioni citate. Per poter vedere le immagini originali è necessario accedere direttamente ai lavori scientifici da cui sono tratte e che sono disponibili a tutti.

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Questo lavoro è dedicato al ricordo del prof Luigi De Marchi, amico e maestro ineguagliabile

“It’s too late to correct”, said the red Queen. “When you have once said a thing, that fixes it and you must take the consequences”.

Lewis Carroll. Through the looking glass.

Premessa

L’urgenza di fronteggiare una polmonite interstiziale, di causa inizialmente ignota con alta mortalità ed a rapida diffusione 1, 2 ha permesso un approccio frettoloso e grossolano. Sono state avanzate allo scopo delle ipotesi operative, senza che fosse seguita presto un’analisi completa con una impostazione metodologica corretta.

È tempo di rivalutare i passaggi più importanti, in particolare alcuni aspetti della definizione, dell’isolamento virale e la dimostrazione di causa ed effetto del Coronavirus rispetto alla sindrome respiratoria.

Solo dopo aver compiuto questi necessari passaggi, i misteri e le innumerevoli anomalie della COVID-19 (malattia asseritamente causata dal SARS-CoV-2) potranno essere chiariti e compresi.

La definizione di “caso” di COVID-19

La definizione stabilita dall’OMS prevede tre possibilità: “caso sospetto” 3,

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“probabile” e “confermato”

.

Per quanto concerne il primo, è previsto un corredo di sintomi, segni, alterazioni laboratoristiche e radiologiche associato ad un contesto epidemiologico, per il secondo invece si permette che venga posta la diagnosi (seppur probabile) anche con un test di amplificazione genica dal risultato inconcludente (cioè negativo per una delle due proteine ricercate e caratteristiche del SARS-CoV-2), oppure quando sia positivo un test generico per tutti i coronavirus. Quindi vi possono essere inclusi anche soggetti che abbiano per esempio una sindrome influenzale dovuta a comuni coronavirus circolanti od altri microrganismi.

Per esempio in Cina, di 76.314 casi riportati in una estesa review 5, il 22,4% vennero catalogati come “casi sospetti”, il 14,6% come “diagnosticati clinicamente” e l’1,2% come “asintomatici”. Ciò significa che il 37% dei casi riportati nelle statistiche cinesi fino a quel momento era stato diagnosticato solo

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su base clinica (“casi sospetti” secondo la definizione OMS). Eppure la informazione mainstream fornita alla popolazione del mondo intero li ha presentati tutti come accertati. In più, una quota di positivi al test non presentava alcun sintomo.

Sempre secondo la definizione OMS, il “caso conclamato” si impernia sulla positività del test, di un unico test ovvero la RT-PCR, ed è svincolato dalla sintomatologia e dalla malattia. Quindi “caso” sarà con ogni diritto anche chi stia benissimo, non abbia alcun disturbo né alcuna alterazione laboratoristica (se non al famoso tampone) né radiologica. La ricerca degli anticorpi, che avrebbero dovuto essere considerati fondamentali nel confermare o meno un’infezione acuta, sono stati messi in secondo piano. Erano disponibili fin dall’inizio, ma fino al mese di aprile non sono stati utilizzati (“a causa della discordanza con i risultati del test RT-PCR?” mi domandavo nella prima stesura del presente elaborato). “Altri esami” vengono menzionati, ma non sono indispensabili (sempre secondo la definizione OMS) ed in effetti il più delle volte non sono stati e non vengono effettuati. Ne deriva che i decessi sono considerati come dovuti al Coronavirus se tale test risulta positivo, anche se l’accertamento di causa di morte prevede altre regole (deve essere individuata la patologia più importante che ha portato all’exitus, e menzionate a parte le patologie concomitanti). Per definizione sono previsti casi asintomatici, e, sempre per definizione, se questi muoiono per una qualsiasi ragione, la causa stabilita resta il SARS-CoV-2, il che può essere considerato una forzatura. Sempre in riferimento alla “causa di morte”, in Italia è stato seguito il criterio poco scientifico del “tutti dentro”, mentre altrove, come in Germania, è stato considerato l’approccio più razionale di registrare la causa

6 principale, seppure con differenze tra un Centro ospedaliero e l’altro . Da qui

deriva in parte la differenza di letalità tra Italia e Germania (14,50% versus 4,7%, al 14 giugno 2020). Il capo della Protezione Civile italiana, Angelo Borrelli, ha dichiarato espressamente durante la Conferenza Stampa del 12 marzo che i decessi riguardano soggetti deceduti con test PCR positivo per SARS-CoV-2, senza distinzioni per quelli giunti ad exitus a causa del SARS-Cov-2. La evidenza maggiore in favore della tesi di una malattia di scarsa importanza sociale o che consista nella riclassificazione di malattie già note, sta nella sovrapposizione dell’età media dei deceduti con l’aspettativa di vita (sia all’inizio dell’epidemia 7che successivamente 8, cioè 80 anni).

Prove a supporto di una riclassificazione di malattie note

Il prof Alessandro Bonsignore, medico legale e presidente dell’Ordine dei Medici della Liguria ha così dichiarato:

“Una problematica che riguarda tutto il nostro Paese, ed è collegata al fatto che si è deciso di inserire nel numero di decessi da Coronavirus tutti coloro che sono stati scoperti essere positivi al COVID-19 o durante la propria vito o anche nel post mortem. Quindi noi stiamo azzerando quella che è la mortalità per qualsiasi patologia naturale che sarebbe occorsa anche in assenza del virus. E dico questo con cognizione di causa lavorando nell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Genova, dove abbiamo

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contezza che all’obitorio comunale di Genova i decessi per patologie non COVID sono praticamente scomparsi.” 9

Essendo le statistiche così alterate in eccesso, il risultato è che la percezione della pericolosità viene corrispondentemente aumentata, volendo considerare questo solo fattore.

Vi sono altri elementi per poter sostenere sia stato attuato un piano complesso di

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manipolazione statistica, come dimostrato dal prof Stefano Scoglio Così scrive nel suo documento:

.

“Nel 2019 ci sono stati dunque, in un periodo di 41 gg come il periodo scelto dall’ISTAT per il 2020, 89.593 morti, un numero di appena l’1.5% inferiore a quello del 2020. […]

Nel 2017 ci sono stati dunque, in un periodo di 41 gg come il periodo scelto dall’ISTAT per il 2020, 96.417 morti, un numero superiore del 6% rispetto al numero ISTAT 2020.

Questo chiude la questione: il numero di morti del periodo centrale della crisi del 2020 è assolutamente normale, assolutamente nella media, e dunque non c’è stata nessuna pandemia.”

Anche il prof Stefano Petti aveva fatto analoghe osservazioni. Ha scritto 11:

“Ho calcolato le morti in eccesso in Italia e in Lombardia per il 2019, secondo il trend dal 2002 al 2018: le morti attese in Italia nel 2019 erano 642.000 ma se ne sono verificate 647.000, quindi 5.000 in più dell’atteso ma comunque entro l’intervallo di confidenza (627.000-656.000). Ho fatto lo stesso calcolo per la Lombardia ed è emerso che le morti attese erano 98.500 ma se ne sono verificate quasi 102.000, quindi quasi 3.500 in piùdell’atteso e oltre l’intervallo di confidenza (96.000-101.000). È quindi una differenza totalmente inaspettata che ci dice che nel 2019 il 70% delle morti in eccesso in Italia si sono verificate nella sola Lombardia.

La Lombardia ha sempre avuto un numero di decessi pari al 15% del numero totale in Italia ma questa percentuale sta rapidamente aumentando dal 2014 ad oggi e questo si riflette nell’enorme numero di decessi per cause multiple che si sta verificando in questa regione”.

Ed ancora 12:

“A mio parere – aggiunge Petti – l’ipotesi degli epidemiologi inglesi calza anche per la Lombardia. Nelle RSA lombarde vi è un numero molto elevato di anziani con patologie gravi, non autosufficienti, che non hanno avuto accesso agli ospedali perché occupati. In aggiunta a ciò, la delibera ha spostato nelle RSA anche i ricoverati degli ospedali che non avevano il Covid (oltre a una parte di quelli che avevano il Covid).

Possiamo purtroppo dire anche noi che molti anziani non sarebbero morti se fossero potuti andare in ospedale.

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In altre parole: la mortalità nel 2020 è aumentata in modo considerevole per il Covid 19, non solo per la malattia quanto per le misure eccezionali prese per combatterla”.

La dimostrazione di causa ed effetto

Anche se si volesse comunque sostenere – senza prove solide – che un nuovo coronavirus si sia diffuso prima in Cina e poi ad Alzano Lombardo in Italia, ci sarebbe bisogno della dimostrazione del nesso causale tra virus e malattia

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(polmonite virale interstiziale bilaterale), il che non è stato ancora fatto

.

La medicina basata sulle prove (la EBM) lo richiede, e per buone ragioni. Robert Koch aveva capito – circa 130 anni fa – che la sola presenza di un microrganismo non significava necessariamente che fosse causa di qualche specifica patologia, perciò stabilì dei criteri logici a cui ancora oggi si fa riferimento (i postulati di Koch 14). Tuttavia allora i virus non erano conosciuti, perciò delle correzioni andavano adottate 15, ed i criteri adattati senza stravolgerli.

Possiamo intanto osservare che la malattia (polmonite interstiziale bilaterale) può avvenire anche senza il risultato positivo del test (RT-PCR) per il SARS-CoV-2, e che lo stesso può essere presente in pieno benessere, in assenza di malattia o di incubazione in atto. In altre parole, il SARS-CoV-2 (ovvero il suo test non validato, preso come riferimento) non è necessario né sufficiente per causare polmoniti o sindromi influenzali in una parte cospicua di casi nell’ambito dell’attuale epidemia.

Le previsioni secondo la teoria virale

In più, le previsioni effettuate sulla ipotesi infettiva non si sono avverate. Per

esempio, il numero di casi e di decessi nelle due nazioni che non hanno attuato il

lockdown, e che avrebbero dovuto essere travolte dall’ondata epidemica, Svezia

16 e Giappone 17, hanno avuto meno decessi – anche in rapporto alla popolazione

– rispetto a buona parte di quelli che il lockdown l’hanno effettuato, tra cui gli

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Nel passato sono state effettuate previsioni di imminenti micidiali pandemie, nel 2018 con un ipotetico fardello di 33 milioni di morti in 6 mesi 21 e nel 2019 con 65

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In Cina la loro piccola epidemia è di colpo sparita 23, 24 pur avendo il governo chiuso solo alcune grandi città (coinvolgendo 60 milioni di abitanti, cioè 1/24 della popolazione totale). Eppure la COVID-19 aveva avuto il tempo di diffondersi

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italiani
dell’epidemia, con le misure che sono state prese, sarebbe stato ben diverso 19 da quello avvenuto in realtà. Sempre in Italia, il comitato tecnico della “task force” governativa, aveva tra l’altro ipotizzato alla fine di aprile che a metà giugno ci sarebbero stati fino a 151.000 degenti in terapia intensiva 20 in caso di “riapertura”. In realtà a metà giugno ce n’erano poco più di 300.

. In Italia, gli esperti del governo avevano previsto che l’andamento

milioni di morti
si sono registrati meno di 500 mila decessi in una popolazione mondiale di 7,8 miliardi (mortalità alla fine di giugno 2020: 0,0064%).

con focolai in tutto il territorio

. Credibile?

. Attualmente, a 6 mesi dall’inzio di quella attuale di COVID-19,

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Per confronto, al mondo morivano di fame oltre 2,6 milioni di bambini all’anno

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Considerazioni ulteriori sulle modalità di diagnosi

In Italia la diagnosi di “caso confermato” è indipendente dalla sintomatologia ed è legata solo al risultato del test (RT-PCR da tampone nasofaringeo). In caso di coinfezione con “altri patogeni” [i.e. virus e batteri], comunque viene assicurato

.

nel 2018
che d’ora in poi ce ne saranno molti di più, grazie alla catastrofe economica provocata dalle misure attuate asseritamente per arginare la pandemia di COVID- 19.

, e 113 milioni di persone erano allo stremo per fame

. È probabile

al SARS-CoV-2 una sorta di diritto di prelazione

. La definizione OMS lo prevede

chiaramente e l’Italia l’ha adottata in pieno

Quando ad Albenga è stata colpita da una forma grave di polmonite una studentessa di 17 anni, negativa ad esami ripetuti 30, il giornalista ha così commentato: “Un caso, almeno in apparenza, difficilmente spiegabile, considerato che gli esperti ritengono estremamente improbabile l’ipotesi di un falso negativo al test, figuriamoci a più test successivi oltretutto di differente natura”. Invece gli esperti ed i medici sapevano bene che fosse un’eventualità frequente, fin da subito, come si può dimostrare.

Confronto tra TAC toracica e “tampone”

Erroneamente è stato dato per scontato che quasi la totalità delle polmoniti

interstiziali nella attuale pandemia, iniziata in gennaio in Cina, fossero positivi al

tampone (e RT-PCR). Tuttavia, già alla fine di febbraio 2020 era stato pubblicato

uno studio di ricercatori cinesi su 1014 pazienti esaminati nell’epicentro – spaziale

e temporale – dell’epidemia (dal 6 gennaio al 6 febbraio, nel principale ospedale a

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Wuhan)

. Un lavoro di fondamentale importanza e di esemplare chiarezza.

Questi pazienti erano stati ammessi in ospedale con diagnosi clinica di sospetta COVID 19. A tutti loro è stata effettuata la ricerca con RT-PCR del SARS-CoV-2, ripetuta più volte su tampone faringeo, e la TAC toracica. L’esame delle radiografie è stato effettuato da due esperti radiologi che erano a conoscenza delle condizioni cliniche e delle circostanze epidemiologiche, ma erano stati tenuti all’oscuro dei risultati della PCR per non influenzarli. I risultati sono stati molto diversi dall’atteso. Delle 888 polmoniti interstiziali compatibili con il quadro classico della COVID-19, solo 580 sono state identificate come positive alla RT-PCR. Il tasso di positività totale alla RT-PCR era del 59% (601/1014). Dei 413 pazienti con risultati negativi alla RT-PCR, il 75% aveva le TAC toraciche alterate.

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Figura 1. Flowchart tratta dalla Figura 1 dello studio di Ai T et al.

Che fatti simili non succedessero e non succedano solo in Cina, lo prova una lettera pubblicata su Radiology da parte di ricercatori italiani, tra cui pure il prof Maurizio Pregliasco. Gli Autori italiani erano ben consci della elevata frequenza di casi COVID-like fin dalla prima metà del mese di marzo 2020 32, ma preferirono non pubblicizzare. Alcuni giornali ne hanno parlato un giorno solo, a metà maggio, due mesi dopo.

Da Il Giornale 33 del 17 maggio:

[prof M Balzanelli] «La TAC svela il secondo riscontro: polmonite interstizio-alveolare Covid-like. Ma “questo caso è solo uno dei tanti. Nella nostra esperienza, circa il 50% dei pazienti presenta quadro combinato diinsufficienza respiratoria acuta, negatività all’esame del tampone, riscontro laboratoristico e soprattutto radiologico alla TAC del torace, altamente suggestivo di Covid-19”, sintetizza l’esperto.»

[Prof F Pregliasco]: «E’ vero: sono stati rilevati casi simil-Covid con tampone negativo e polmonite interstiziale, e questi casi preoccupano perché potrebbero sfuggire”” […] Ebbene, questo ci dice che il valore del tampone deve essere esaminato».

La importanza di questi riscontri è molto rilevante, ed al pubblico sono stati presentati in modo da non darci troppa importanza.

Il prof Pregliasco et al avevano pubblicato su Radiology questo risultato con qualche maggior dettaglio già alla fine di febbraio, cioè due mesi prima, e scrivevano:

«In una settimana, abbiamo riscontrato 100 radiografie al torace su 100 (59%) … con anomalie altamente sospette per la polmonite COVID-19 (3). Il coinvolgimento era bilaterale in tutti i casi: nel 54% dei pazienti il coinvolgimento era simmetrico, mentre le anomalie della radiografia del torace erano maggiori su un lato del torace nel 46%..»

Dunque hanno scritto: “I tamponi ed RT-PCR non sono stati eseguiti per conferma” e poi hanno aggiunto: “pazienti asintomatici o minimamente sintomatici possono presentare radiografie del torace positive dopo 14 giorni di quarantena, anche senza test RT-PCR per COVID-19”.

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Così scritto significa che quei pazienti non avevano effettuato i test. Invece li fecero e diedero risultato negativo come risulta dalle interviste citate. Due errori concordanti che è difficile credere non siano intenzionali.

Dunque una quota rilevante di polmoniti interstiziali è risultata negativa al test di riferimento. Lo stesso dicasi anche per una quota rilevante di malattie meno gravi (sindrome influenzali) durante questa stessa epidemia. Per questi casi devono essere considerate necessariamente altre cause. Non si tratta di un marginale ed accettabile 5% di scarto rispetto all’atteso. Uno scostamento del 30-50% mette in crisi l’impostazione teorica. La teoria di un agente unico alla base della pandemia di COVID-19 viene a cascare anche se i test fossero validi.

Bisogna allora considerare che le cause della sindrome epidemica, presenti laddove il test è negativo, possano essere presenti ed operare anche laddove il test è positivo (in questo caso il test sarebbe di valore ed utilità nulli).

L’efficacia riconosciuta di una particolare terapia antibiotica somministrata routinariamente in caso di sospetto od accertato COVID-19, dà sostegno a questa ipotesi. Infatti l’azitromicina (piuttosto che un betalattamico), permette di considerare il ruolo eziologico di particolari batteri (Mycoplasma), non semplici da coltivare, ed in grado di provocare polmoniti interstiziali.

Altri studi a supporto di quanto affermato

Non deve sembrare che i riscontri discussi nella precedente sezione siano isolati. Ecco come riassume il problema Woloshin sul N Engl J Med 34, un bel problema:

“Due studi a Wuhan, in Cina, destano preoccupazione per i falsi negativi dei test RT-PCR in pazienti con apparente malattia di Covid-19. In una prestampa, Yang et al. hanno descritto 213 pazienti ricoverati in ospedale con Covid-19, di cui 37 gravemente malati. Hanno raccolto 205 tamponi della gola, 490 tamponi nasali e 142 campioni di espettorato (mediana, 3 per paziente) e hanno utilizzato un test RT-PCR approvato dal regolatore cinese . Nei giorni da 1 a 7 dopo l’insorgenza della malattia, l’11% dell’espettorato, il 27% dei campioni nasali e il 40% dei campioni di gola sono stati considerati falsamente negativi. Zhao et al. studiato 173 pazienti ospedalizzati con sintomi respiratori acuti e una TC toracica “tipica” di Covid-19 o SARS-CoV-2 rilevata in almeno un campione respiratorio. La sieroconversione anticorpale è stata osservata nel 93% . I test RT-PCR su campioni respiratori prelevati nei giorni da 1 a 7 del ricovero erano positivi alla SARS-CoV-2 in almeno un campione dal 67% dei pazienti. Nessuno dei due studi ha riferito di utilizzare un panel indipendente, ignaro dei risultati dei test sugli indici, per stabilire una diagnosi finale della malattia di Covid-19, che potrebbe aver distorto i ricercatori verso una sopravvalutazione della sensibilità. In una revisione

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sistematica prestampata di cinque studi (esclusi gli studi Yang e Zhao), che hanno coinvolto 957 pazienti (“con sospetto di Covid-19” o con “casi confermati”), i falsi negativi variavano dal 2 al 29%.”

L’impressione è che scrivano senza capire.

Premesse per la valutazione del significato dei test (sierologia e

PCR)

Val la pena ripercorrere le fasi di una ipotetica infezione virale, per meglio capire poi se quanto osservato nella COVID-19 è coerente con essa.

Al tempo “zero” avviene il contagio: il virus penetra nell’organismo ed incomincia a replicarsi in modo esponenziale nelle cellule bersaglio (fase 1).

Dopo un periodo di incubazione (fase 2) della durata di 7-14 giorni, senza sintomi, la quantità di virus è rilevante e l’organismo comincia a produrre anticorpi. I primi a formarsi sono della classe IgM e quasi subito dopo quelli della classe IgG, inizialmente a basso titolo, più lenti ad aumentare. In questa fase (fase 3) iniziano i sintomi (febbre, eccetera), segno della “lotta dell’organismo contro l’invasore”. L’esito va verso la risoluzione, poco comuni sono le complicanze, molto raramente vi è la cronicizzazione od il decesso.

Quindi dovremmo aspettarci che all’inizio della malattia il virus sia facilmente evidenziabile (“tampone” positivo alla RT-PCR) e siano presenti le IgM e le IgG.

Le IgM durano in circolo circa 4-6 mesi, quindi trovare le IgG da sole significa che l’infezione è stata superata 4 mesi prima ed oltre.

La presenza del virus dovrebbe essere rilevabile 1-2 giorni prima dell’inizio dei sintomi e poi solo nei primi 4-6 giorni di malattia. Il tampone e la PCR dovrebbero rispecchiare la possibilità di isolamento dell’agente virale in cultura, anche se può succedere che la PCR dia risultati anomali anche in altri contesti, come spiegheremo.

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Figura 2. Schema dell’infezione da morbillo. Tratto da WER:25,2008,83,225-232 e MMWR:2008;57:657-660.

Dal punto di vista diagnostico è più utile il test anticorpale (ammesso che sia valido) perché, associato alla clinica, ci informa che l’organismo ha reagito contro un’aggressione proprio di quel virus (nel presente, nel tempo recente oppure nel passato).

Il tampone (RT-PCR per SARS-CoV-2) invece, ci indica (ammesso che sia valido), solo la presenza di quel determinato virus. Non ci può indicare la sua quantità per i limiti insiti al test. Non ci può indicare se l’ipotetico agente ritrovato abbia il ruolo di patogeno o uno di innocuo passeggero. Per esempio il meningococco è frequentemente presente sulle mucose del naso-faringe della popolazione (in media nel 10% di essa con ampie oscillazioni) senza dare alcun disturbo, comportandosi cioè da simbionte. Solo raramente il germe penetra nel circolo o nelle meningi dando luogo ad una patologia grave (sepsi e meningite). Altri germi sono presenti in qualità di simbionti.

Quattro sono le situazioni possibili

Potremmo avere 4 situazioni che devono necessariamente essere in accordo con la clinica:

a) tampone positivo ed assenza di anticorpi in soggetto asintomatico (interpretazione: fase presintomatica contagiosa, oppure virus passeggero innocuo, oppure falso positivo);

b) presenza di positività per PCR e per anticorpi IgM ed IgG (interpretazione: malattia in fase acuta precoce, sintomatica od asintomatica, contagiosità presente);

c) negatività per PCR e positività per anticorpi IgG ed IgM (interpretazione: malattia recente, superata nei 6 mesi precedenti l’esame, assenza di contagiosità);

d) negatività dei risultati per PCR ed IgM, positività per IgG (interpretazione: malattia sintomatica o meno, avvenuta almeno 4 mesi prima, protezione e assenza di contagiosità).

Combinazioni diverse da queste, specie se numerose, dovrebbero mettere in allarme, sarebbero il segno di una teoria errata. In realtà ce ne sono e sono appunto numerosissime (vedremo in dettaglio qualche esempio).

Tenendo presente l’evoluzione della ipotetica infezione virale, sopra tracciata, esamineremo prima il valore dei test anticorpali e poi il test RT-PCR per la COVID- 19.

Esame dei test sierologici (anticorpali)

Il test sierologico potrebbe essere un validissimo ausilio sia per la diagnosi che per stabilire la prevalenza dell’infezione in una determinata popolazione. Perciò

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anche l’ISS italiano ha programmato un’indagine su un campione della popolazione generale.

Tuttavia per capire cosa potersi aspettare è indispensabile conoscere le sue “prestazioni”, che non sono omogenee tra i vari kit a disposizione. Queste vengono precisate con la sensibilità e la specificità espresse come percentuale. La sensibilità è tanto maggiore quanto meglio riesce ad individuare i veri positivi (VP/VP+FN); la specificità invece quanto più riesce ad identificare i veri negativi (VN/VN+FP). Per esempio, in una pubblicazione 35 gli autori avevano calcolato che la sensibilità era del 88,66% e la specificità del 90,63% , avendo come termine di confronto il test RT-PCR per SARS-CoV-2 su tampone e la clinica (polmonite interstiziale bilaterale ed altre malattie).

Tali valori forniscono risultati molto variabili, a seconda della prevalenza dell’infezione nella popolazione in oggetto (sia essa passata o presente). Invece il valore predittivo positivo e quello negativo permetterebbero di calcolare esattamente il risultato da aspettarsi in contesti epidemiologici differenti.

Per esempio, se la prevalenza è bassa, allora vi sarà un numero eccessivo di falsi positivi (oltre ad una quota di falsi negativi), rendendo l’indagine del tutto fuorviante. Con una prevalenza stimata del 5% 36, il risultato positivo sarà più

Quindi è indispensabile avere a disposizione un test con prestazioni ottimali ed una stima realistica della prevalenza 39, per poter ottenere risultati di qualche valore. Entrambi questi requisiti sono mancati sinora.

“La FDA ha revisionato la sua politica e specificato il tipo di prove necessarie affinché i test anticorpali rimangano in vendita. Al posto della sensibilità e specificità La FDA ha usato i termini di concordanza positiva e negativa percentuale (PPA e NPA). Questi valori sono calcolati in maniera identica alla sensibilità e alla specificità ma sono usati quando il test comparativo è riconosciuto come imperfetto. In questo caso il miglior termine di paragone è il test con la PCR per le l’RNA del coronavirus, che non è riconosciuto correntemente come uno standard di correlato clinico. Per riassumere, la FDA afferma che i dati che supportano i test anticorpali per il COVID 19 dovrebbero dimostrare un minimo di 90% alla PPA, l’equivalente alla sensibilità, ed un 95% di NPA, equivalente alla specificità per i test che riportano specificamente le IgM e le IgG, la PPA minima del 70% del 90% sono richieste per le IgM e le IgG rispettivamente.” 40

La importanza della questione è stata anche evidenziata sul sito Medscape che ha pubblicato un articolo dal titolo: “COVID-19: il passaporto immunitario non è

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di avere un risultato positivo falso, sarebbe di quasi 1 su 2

probabilmente falso (falsi 2 su 3)

. Se la prevalenza fosse del 12%, la probabilità 38

.

41
stesso pubblicato un articolo dal titolo: Ipotesi “test a tappeto”.(23 aprile 2020)

più affidabile del lancio di una moneta (testa o croce)” test per COVID19 confrontato con il “test della margherita”

Fino alla metà di giugno 2020 nessun test era stato approvato dalla FDA se non

con EUA (Autorizzazione per l’Uso in Emergenza)

43

.

. In precedenza avevo io 42

12

La EUA prevede che siano accettate le caratteristiche così come rappresentate dalle Case Produttrici dei kit, senza verifica delle stesse Autorità regolatrici (FDA) o di analisi di qualità indipendenti.

“Il test non dovrebbe essere usato per diagnosticare la infezione SARS-CoV- 2 acuta. La sensibilità della SARS CoV-2 precocemente dopo l’infezione è sconosciuta. Risultati negativi non precludono una infezione acuta. Se è sospettata un’infezione acuta, è necessario il test diretto dalla SARS-CoV-2. Risultati positivi falsi con il test possono avvenire dovuti alla presenza di altri anticorpi preesistenti o altre possibili cause. Il test è inteso per l’uso sotto l’autorizzazione per l’uso di emergenza da parte della FDA.” 44

La FDA permette anche che tali parametri vengano valutati con l’uso di campioni artificiali e non con quelli da malati reali, il che può apparire come un controllo formale facilitato (e di discutibile correttezza):

“Le valutazioni cliniche, la valutazione delle prestazioni di un test su campioni di pazienti, variano a seconda del produttore. La FDA preferisce l’uso di “campioni clinici naturali” ma ha consentito l’uso di “campioni artificiali” prodotti aggiungendo RNA virale o virus inattivato al materiale clinico residuo.”45

La FDA ha stabilito che i termini “sensibilità” e “specificità”, siano sostituiti con le locuzioni “concordanza positiva percentuale” e “concordanza negativa percentuale”. Il significato è equivalente ma comportano l’implicita ammissione di quel che andiamo sostenendo: che i test non sono stati validati correttamente.

Sono state pubblicate alcune valutazioni comparative di kit diagnostici da parte di gruppi indipendenti, ma i risultati sono stati deludenti: hanno riscontrato una modesta concordanza tra di essi, il che sta anche a significare che sono ben lungi

46 47 dall’essere standardizzati , .

Dei numerosissimi test inizialmente approvati con EUA 48, solo 4 sono stati controllati dall’agenzia (al 18 giugno 2020) ed uno revocato per non conformità

49

ai requisiti minimi

.

C’è un altro elemento che dovrebbe spingere a porsi qualche domanda: la Abbott ha rinunciato alla determinazione delle IgM (il test cerca solo le IgG). Poiché non vi sono difficoltà tecniche per distinguere le due classi di anticorpi da almeno 40 anni, è legittimo pensare che vi abbiano rinunciato per risultati non compatibili, non coerenti o in forte disaccordo con il test del tampone.

Ricapitolando …

La validazione dei test anticorpali è basata sul confronto con la clinica (diagnosi di COVID-19 per polmonite interstiziale) e tampone positivo, e non sull’isolamento virale (del SARS-CoV-2). Come già detto, è accettato anche il tampone su “campione artificiale”. Sono stati considerati come “falsi” gli esami positivi derivati dal sangue di donatori sani conservato prima del dicembre 2019. Quindi tutto si basa sulla teoria virale che prevede che il virus sia nato nel dicembre

13

2019 in Cina e sull’affidabilità del tampone da nasofaringe o da liquido da broncolavaggio con relativo esame RT-PCR.

Il vicolo cieco in cui si è cacciata la scienza della COVID-19 è ben evdente alla lettura del già citato Woloshin 50:

“Normalmente, gli studi sulle prestazioni del test comportano che i pazienti siano sottoposti a un test indice e ad un test “standard di riferimento” che determini il loro stato reale. La sensibilità clinica è la proporzione di test- indice positivi in pazienti che hanno effettivamente la malattia in questione.”

Già: e come capire se il malato ha proprio quella malattia? La risposta che danno è “con un test di riferimento”, che spesse volte però viene negativo. È negativo falso o vero? Bisognerebbe forse fare un altro test di controllo sul controllo per capirlo …

Stime di prevalenza in Italia

In Italia le stime di prevalenza riportate dai mass media nazionali da parte di esperti sono state le più disparate e non si sa su cosa esattamente fossero basate. Il prof Andrea Crisanti ha dichiarato il 22 marzo che i “positivi” reali in

51
Italia dovevano essere 130/150.000 . Borrelli, capo della Protezione Civile parlò

52

di 600 mila contagiati il 24 marzo

53 54

. Lo stesso prof Crisanti aumentò le stime a

450.000 poco dopo, il 25 marzo
milioni in data 14 aprile
oltre 20 milioni di italiani (il 34%)
un’ampia indagine effettuata da una equipe (di cui non si conoscono il numero

56

Il primo studio italiano pubblicato, effettuato su personale sanitario, riporta una prevalenza del 17% su oltre 700 soggetti asintomatici, effettuate nel marzo-aprile

57

2020

. Non viene riportata la percentuale in cui erano positive le IgM, né viene

. Secondo il prof Matteo Bassetti erano 6-12

. La stima del prof Pasquale Bacco è ancora più alta:

55

. Per arrivare a queste cifre si è basato su

ed il nome dei componenti) su soggetti sani lavorativamente attivi
effettuata con tre test differenti di cui non sono stati pubblicati né il nome né le caratteristiche. L’incidenza delle IgG in coloro che sono risultati positivi è stato del 74%. Così scritto significa che nel rimanente 26% dei positivi c’erano solo IgM. Il che suscita notevoli perplessità e difficoltà interpretative, prima tra tutte la presenza della supposta infezione già da lungo tempo nella popolazione, ben prima della “nascita” del nuovo virus.

considerato il calcolo dei falsi positivi e negativi.

Recentemente è iniziata, da parte del Ministero della Salute italiano, una

indagine governativa su un ampio campione della popolazione (150.000 soggetti). Nei fascicoli informativi non viene riportato il problema dei falsi (positivi e negativi), pur essendo quanto mai rilevante. Non ne hanno accennato neanche gli esperti italiani spesso consultati ed intervistati dai media nazionali e neppure gli Autori dei due studi italiani sopra menzionati. Vero è che la Abbott vanta ora per il suo test una ragguardevole sensibilità e specificità, balzate al

. E’ stata

14

58
Abbott, fornita dal sito della FDA americana, si leggono caute precisazioni 59:

“Una IVD (diagnostica in vitro) resa disponibile ai sensi di una EUA non ha subìto lo stesso tipo di revisione di una IVD approvata dalla FDA o autorizzata. La FDA può emettere un EUA quando sono soddisfatti determinati criteri, che includono che non ci sono alternative adeguate, approvate, disponibili e basate sulla totalità delle prove scientifiche disponibili, e che è ragionevole credere che questa IVD possa essere efficace nel rilevamento di anticorpi IgG contro il virus che causa la COVID- 19.”

NB: si dà per scontato che la relazione di causa ed effetto sia stata dimostrata, il che non è.

Come detto, il test anticorpale si appoggia sui risultati di un altro test (RT-PCR) su tampone, considerandolo affidabile. Lo è veramente? Certamente no, non può essere considerato un riferimento sicuro, come ammesso da ricercatori che l’hanno esaminato e fatto confronti 60:

“L’accordo tra ELISA (Enzyme Linked Immuno Sorbent Assay) e LFA (Lateral Flow Assay) variava dal 75,7 al 94,8%. […]

L’accordo tra i risultati degli LFA con quelli degli ELISA Epitope IgG e IgM variava dal 75,7% al 85,6%, mentre l’accordo con l’ELISA interno variava dall’83,5% al 94,8%.

Non esiste un “gold standard” per identificare veri campioni di sangue sieropositivi. L’entità e il decorso dello sviluppo degli anticorpi non sono ancora del tutto chiari e possono variare tra popolazioni diverse, anche tra i casi confermati da RT-PCR.

Abbiamo osservato bande positive da moderate a forti in diversi campioni di donatori di sangue pre-COVID-19, alcuni dei quali positivi a test multipli, suggerendo la possibilità di legame non specifico di proteine plasmatiche, anticorpi non specifici o reattività crociata con altri virus. Tre dei campioni pre-COVID-19 (2,8%) sono stati valutati positivi con più di tre saggi.

Curiosamente, la frazione di test positivi era più alta in una serie di campioni recenti ottenuti durante l’epidemia COVID-19 da soggetti sottoposti a diagnosi differenziale per virus respiratori, molti con RT-PCR SARS-CoV-2 negativa.

È importante sottolineare che non sappiamo ancora fino a che punto i risultati positivi della sierologia riflettano una risposta immunitaria protettiva.”

Esame del test (RT-PCR)

Permette di ricercare la sequenza nucleotidica dell’ipotetico virus. Come funziona?

100% e 99,6% rispettivamente

. Tuttavia nella documentazione, sempre della

15

Un campione di muco (tampone naso faringeo o da liquido da broncolavaggio) è preso al paziente. Quindi, in laboratorio, la sequenza nucleotidica del virus – ammesso che ci sia – è estratta e copiata ripetutamente, facendo diventare grandi anche minute quantità rendendole quindi determinabili con altre metodiche.

Ce lo spiegano più in dettaglio Corman et al, coloro che tra i primi ne hanno

preparato uno che poi è stato adottato estesamente: “noi ci siamo proposti di

sviluppare e schierare una metodologia diagnostica robusta senza avere il

61

Il problema è grosso: prima di validare il test, questo dovrebbe venir confrontato con il gold standard, ovvero proprio con il virus la cui presenza ha il compito di rivelare. L’amplificazione genica non è sostitutiva di questo passaggio. È un mezzo potentissimo, in grado di scovare minute quantità di materiale genetico moltiplicandolo per due, e poi di nuovo più e più volte. Da un solo frammento con un ciclo se ne formano 2, da due 4, da quattro si arriva ad otto … Con 20 cicli consecutivi arriviamo già a circa 1 milione di copie. Con 21 cicli 2 milioni, con 30 cicli un miliardo. Il sistema non ha un’alta efficienza, quindi si tratta di misure teoriche, quelle vere sono inferiori. Insomma, trasforma un ago, disperso in un pagliaio, in un grande “covone” di aghi, ben esaminabili ma non ben quantificabili. Tale test, anche nel caso del SARS-COV-2, non amplifica il virus intero, ma lo fa con una o due piccole sequenze nucleotidiche considerate peculiari di quel virus. Il numero di cicli utilizzati è importante: più alto è il loro numero più facilmente darà positività e viceversa. I kit presentati per l’approvazione della FDA americana prevedono un numero di cicli differente (da 35 a 45). Anche qui nessuna standardizzazione.

Come hanno proceduto nella preparazone del test(RT-PCR)

La procedura seguita (e descritta in modo molto semplificato) è stata la seguente: il liquido da lavaggio broncoalveolare dei primi pazienti affetti da polmonite interstiziale bilaterale è stato posto in coltura cellulare sicuramente non infetta. Dopo qualche giorno, al manifestarsi di zone di citolisi, il liquido sopranatante è stato sottoposto ad ultracentrifugazione per eliminare i residui cellulati da una parte ed estrarre gli acidi nucleici presumibilmente estranei. Questi sono stati amplificati in vario modo (anche con la RT-PCR, in cui RT sta per transcriptasi inversa). Successivamente sono stati confrontati con sequenze batteriche e virali note. E’ stata ritrovata un’omologia tra alcune sequenze e quelle di Coronavirus noti. Successivi passaggi hanno permesso di trovare La sequenza nucleotidica completa del nuovo SARS-CoV-2 (RNA a singola elica positiva di circa 30.000 basi). Sequenze nucleotidiche leggermente diverse sono state identificate da diversi gruppi di ricerca. Sono state poi isolate alcune piccole sequenze nucloetidiche (100-200 nucleotidi) caratteristiche di tutti i Coronaviridae ed alcune peculiari del SARS-CoV-2. Oltre a ciò, hanno controllato al microscopio elettronico sezioni ultrafini delle colture cellulari presumibilmente

materiale virale a disposizione”
disposizione”! Hanno avuto la sequenza genica via internet e su quella hanno lavorato. A distanza e sulla fiducia.

. Nota bene: “senza avere il materiale virale a

16

62

infettate (nello studio di Zhu et al.
visibili nelle immagini di cui alle figure 9 e 10. Nello studio di Zhou 63 la procedura seguita è stata la stessa. In entrambi, dunque, non si è proceduto all’isolamento corretto del virus in prima istanza.

Cosa avviene nel laboratorio (tratto da David Crowe)

Un’esemplificazione di quello che succede nei laboratori è riferita in un’analisi

David Crowe a pag 12:

La prova del test

Un documento di Singapore condotto da medici e funzionari della sanità pubblica fornisce uno sguardo rivelatore sul reale meccanismo dei test COVID-19. Nascosto nel materiale di riferimento supplementare 65, dove poche persone lo vedranno, espone alcuni importanti problemi con i test:

• Il test non è binario (negativo / positivo) e presenta una soglia arbitraria. • La quantità di RNA non è correlata alla malattia.

• Se negativo significa non infetto e positivo significa infetto, le persone passano da infette a non infette e viceversa, a volte più volte.

• I risultati al di sotto del valore soglia non vengono mostrati e vengono trattati come negativi, ma se la PCR continuasse oltre il valore soglia e alla fine fosse positiva, ciò indicherebbe la presenza di piccole quantità di RNA che è presumibilmente unico per COVID-19 (cioè infezione).

Prima di leggere oltre la figura seguente, chiediti perché i primi 6 grafici, mostrati deliberatamente in ordine numerico, sono separati. Quali sono le differenze visive tra quei 6 e il resto? Fallo subito così la mia interpretazione non pregiudica la tua opinione.”

), dove han ritrovato le particelle similvirali

64
suo prezioso elaborato, di cui comunque si raccomanda la lettura completa.

approfondita da David Crowe

. Riteniamo conveniente riportare ampi stralci dal

17

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Figura 3. Grafico individuale dei valori di soglia dei cicli seriali per giorno di malattia per ciascun paziente. Tratto da Young BE et al. Materiale supplementare disponibile online.

[…]
David Crowe a pag 13:

“Ora ci sono le informazioni necessarie per comprendere i numeri da 20 a 40 sull’asse verticale dei grafici sopra. Questi sono il numero di cicli. Implica che ci sono sempre voluti almeno 20 cicli di PCR prima di poter rilevare qualsiasi RNA e si sono fermati dopo un massimo di 37 cicli. La linea blu è al ciclo 38 e i punti neri non significano che l’RNA è stato rilevato dopo 38 cicli (come chiarito nel documento), ma che non è stato rilevato da 37 cicli e quindi il processo è terminato. Questa “soglia del ciclo seriale (Ct)” era la definizione arbitraria di un risultato negativo dagli autori di riferimento 66

Possiamo vedere che era arbitrario, perché in un altro documento 67, gli autori avevano due punti finali: 37 e 40. Qualunque cosa inferiore a 37 era considerata positiva e qualsiasi cosa 40 o maggiore veniva definita negativa. I valori intermedi di 38 e 39 hanno comportato un nuovo test. Si noti che questo articolo tratterà 37 come indeterminato, ma l’articolo di Singapore lo tratterà come positivo. In una revisione di 33 test approvati dalla FDA in condizioni di emergenza, in cui è stato raccomandato un limite del numero di cicli della PCR, esso è variato ampiamente. Ciascun produttore ha raccomandato 30 cicli, 31, 35, 36, 37, 38 e 39. 40 cicli sono stati i più popolari, scelti da 12 produttori e due consigliati 43 e 45. Le linee guida MIQE 68 raccomandano che i dati con 40 o più i cicli dovrebbero

69

essere scartati e alcuni ritengono che 35 sia un cutoff migliore
altri problemi, la fluorescenza di fondo si accumula e può produrre un falso positivo con cicli sufficienti.

. Tra gli

18

Essere arbitrari non è l’unico problema con l’uso del numero di ciclo. I

valori non sono comparabili tra i laboratori e varieranno all’interno di un

laboratorio, specialmente se vengono apportate anche piccole modifiche al

processo (come l’uso di tubi di plastica trasparenti anziché di plastica

bianca). In un’intervista audio, il professor Stephen Bustin, esperto di RT-

PCR, ha dichiarato che i cicli dovrebbero probabilmente essere limitati a 35

70

. Le linee guida MIQE per l’uso e la segnalazione di RT-PCR, di cui Bustin era membro, avverte che “i valori Cq [ciclo PCR]> = 40 sono sospetti a causa della bassa efficienza implicita e generalmente dovrebbero essere

71

72
specificato 45 cicli . Anche i test di Altona Diagnostics e Vitassay

raccomandano 45 cicli. Una revisione di tutti i test approvati in base

all’autorizzazione di emergenza dalla FDA degli Stati Uniti ha mostrato che

un test ciascuno ha raccomandato che il positivo fosse considerato

inferiore a 30, 31, 35, 36, 37, 38, 39 cicli, 12 consigliati meno di 40 e uno

73

segnalati”, in particolare avvertendo del rischio di falsi positivi esempi di cui sopra hanno utilizzato 37 e 40 come limite superiore e un flusso di lavoro pubblicato dall’ospedale tedesco Charite Berlin, ha

ciascuno raccomandato 43 e 45

David Crowe a pag 14:

.

La quantità di RNA non è correlata alla malattia

Ecco il momento di rivelare la differenza tra i primi sei grafici e i restanti dodici.

Teoricamente il numero di ciclo della PCR in corrispondenza del quale è rilevabile il DNA ci dice la quantità relativa di RNA. Qualunque sia la quantità iniziale necessaria per essere rilevabile nel 20° ciclo, 21 cicli sarebbero doppiamente sensibili (e potrebbero rilevarne una quantità iniziale di circa la metà) e 30 cicli circa 1000 volte tanto rispetto al 21° ciclo. Si potrebbe quindi aspettarsi che le persone più malate abbiano più virus, e quindi per avere un numero di ciclo inferiore sui test.

Questo è il motivo per cui gli autori hanno separato i primi sei grafici dai

restanti dodici. I primi sei erano le persone che erano abbastanza malate

da richiedere ossigeno. Ma si può chiaramente vedere dal grafico che le sei

persone più malate non avevano quantità nettamente più elevate di RNA,

o qualsiasi altra differenza consistente nel loro grafico del test. In un

sondaggio condotto su persone positive all’RNA nel Guangdong, in Cina, gli

scienziati hanno esaminato la “carica virale” (quantità di RNA) e ha

concluso che “la carica virale rilevata nel paziente asintomatico era simile

74

a quella nei pazienti sintomatici”

.

Sulla base di queste conoscenze, si collocano le recenti fuorvianti dichiarazioni

degli esperti italiani, che devono spiegare alla popolazione come mai un virus,

tanto letale e diffusivo 75, in poche settimane abbia potuto trasformarsi in un

76 77 timido agnellino , .

. Gli

19

I risultati anomali sono la regola

Nel testo di Crowe sono riportati numerosi esempi di risultati anomali od inattesi, pubblicati nella letteratura scientifica. Per esempio:

David Crowe a pag 11:

“Scienziati cinesi hanno riferito che 29 su 610 pazienti in un ospedale di Wuhan hanno ottenuto 3-6 risultati dei test che sono passati tra Negativo, Positivo e ‘Dubbio’ (non definito, ma probabilmente significa un numero di

78
test negativi intervallati da due test positivi. Altri hanno avuto un risultato

cicli PCR tra positivo e negativo)
del test in ciascuna delle tre categorie”.

La cronaca di ogni giorno è ricchissima di casi “strani”: la positività di tigri 79, cani 80, gatti 81, capre e papaya 82 rende legittimo il sospetto che la PCR sia un esame dai risultati erratici. Val la pena controllare come ci si sia arrivati.

Come si fa a identificare esattamente le sequenze nucleotidiche virali? Si deve essere sicuri che provengano da quel virus. Deve esserci prima un indispensabile passaggio, cioè l’isolamento del “nuovo virus”, il termine di paragone per eccellenza.

Isolamento virale (generalità)

Questo deve essere il primo passo, e consiste nella separazione del supposto virus da ogni altra cosa (dal latino insulatum). C’è una procedura precisa da seguire: la separazione per ultracentrifugazione in gradiente di densità con saccarosio. In breve: da una cultura cellulare presunta infetta si preleva il sopranatante e lo si centrifuga con tali modalità dopo averlo filtrato. Di lì si preleva il materiale che si è sedimentato in vari strati. In quello corrispondente ad una densità particolare, dovrebbero ritrovarsi le particelle cercate. Un campione prelevato da quello strato viene fissato e colorato negativamente su un particolare supporto per essere esaminato al microscopio elettronico. Lo si fotografa. La stessa operazione deve essere fatta con materiale prelevato da coltura del tutto uguale, ma sicuramente non infetta (controllo negativo).

Procedura di ultracentrifugazione in gradiente di saccarosio.

. Un paziente, ad esempio, ha avuto tre

20

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Figura 4. Separazione con centrifugazione su gradiente di densità.

Figura 5: Applicazioni della ultracentrifugazione

Se, in questo modo, vengono identificate particelle delle dimensioni di un virus, tutte uguali, mentre nel controllo sono assenti, si procede con l’analisi più completa (di proteine costitutive, materiale genetico), analisi anche comparativa con virus conosciuti. Nello stesso modo si possono ricavare i reagenti usati per i test (sequenziamento genico, identificazione e produzione degli antigeni specifici per poi ricercare e produrree gli anticorpi).

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21

Tutto quanto sopra per ribadire che la causa virale putativa deve essere PRIMA isolata (tanti elementi, tutti uguali, visti e fotografati) e poi analizzata. È logica elementare.

La sorpresa è che per il SARS-CoV-2 manca la prima parte di tale procedura. Nei lavori pubblicati sul SARS-CoV-2 non si trovano fotografie del virus isolato, se non di singoli elementi senza contesto. Si ritrovano anche fotografie di sezioni ultra sottili di tessuti dove si individuano agglomerati di piccoli cerchi che sono indicati con le frecce e chiamati particelle virali. Ammesso che lo siano, costituiscono meno del 10% del materiale cellulare che li circonda. Non si tratta propriamente di isolamento. Ma c’è di più: vi sono forti dubbi che quei piccoli cerchi siano Coronaviridae. Infatti hanno dimensioni variabili: il loro diametro è spesso di 65-

83

Se il diametro delle piccole sfere è inferiore del 30% rispetto alla particella singola, in volume esse lo sono di meno ancora, cioè si riducono ad 1/3 circa in volume. Se il diametro è superiore del doppio, allora il volume è oltre 6 volte maggiore. Il che non è possibile sia sostenuto: starebbe inevitabilmente a significare una differente composizione e struttura incompatibile con esseri che sono dotati di uguale e breve sequenza nucleotidica (perché appartenenti alla stessa specie).

Per la discussione, presentiamo innanzitutto una delle tante fantasiose ricostruzioni al computer che rafforza quel che sosteniamo: rivela la convinzione di tutti, esperti e non esperti, che il virus SARS-COV-2 sia costituito da particelle tutte uguali a sé stesse, come dovrebbe essere.

Figura 6. Coronavirus immagine disegnata al computer

Ora esaminiamo per confronto il Coronavirus ritenuto responsabile della SARS (malattia epidemica comparsa in Oriente nel 2002 e sparita nel 2004, per la quale era stato imputato un Coronavirus 85): le dimensioni e l’aspetto corrispondono

70 nm, cioè inferiore al minimo previsto per i Coronavirus (120-160 nm) verità altri autori riportano diametri diversi (100-160nm) 84, ma restano comunque fuori range. Ed i virus sono caratteristicamente costituiti da pochi elementi fondamentali capaci di replicare copie identiche di sé stessi. Insomma in biologia … non sono previsti nè i giganti né i cuccioli di virus!

. In

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22

alla descrizione. Il diametro, escluse le spikes (peplomeri od estroflessioni), è di circa 100 nm.

Figura 7. Ksiazek TG et al. Ultrastruttura caratteristica dle Coronavirus associato alla SARS coltivato in cellule Vero E6.

Un Coronavirus di pippistrello, simile a quello della SARS umana (malattia comparsa nel 2003 e sparita nel 2004), è stato “isolato” e così presentato sulla rivista Nature 86; assomiglia al precedente, ma ha forme più irregolari e dimensioni leggermente maggiori (167 x 200 nm):

Figura 8. Xing-YiGe et al. Micrografia elettronica di virioni purificati raccolti, fissati e concentrati/purificati con centrifugaizone in gradiente di saccarosio

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23

Asseriti isolamenti del SARS-CoV-2

A) Il SARS-CoV-2, la cui foto è stata pubblicata sul N Eng J Med quest’anno 87, ha invece un aspetto diverso e le dimensioni pure:

Figura 9a e 9b. Zhu N et al. Visualizzazione del nCoV-2019 con il Microscopio a Trasmissione.

I due elementi nella foto di sinistra corrispondono nei diametri a quelle di un ipotetico Coronavirus (attorno a 100 nm, escluse le spikes che non son ben visibili). Viceversa le piccole particelle divise in gruppi sulla destra sono apparentemente troppo piccole per essere di SARS-CoV-2. Quel che è notevole è che le formazioni rotondeggianti nella foto a destra non hanno le dimensioni di quelle nella foto a sinistra pur trattandosi asseritamente degli stessi SARS-CoV-2 del medesimo studio! Il materiale presunto infetto (liquido da lavaggio bronchiale) proveniva da 1 dei 3 pazienti. Non vi è accenno all’esame al microscopio elettronico di sopranatante da colture cellulari di controllo.

L’immagine più sotto è l’ingrandimento della parte inferiore della figura 9b per permettere una misurazione facilitata.