PLACENTA -STRUTTURA – medicina – inftub.com – Silvio Renzi & Ernesto Pestalozza – Enciclopedia italiana 1935

LA PLACENTA – STRUTTURA

medicina

 

 

CONFORMAZIONE

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diffusa

cotiledonare

zonata

discoidale

 

ûLa PLACENTA DIFFUSA – EPITELIOCORIALE

Placenta tipica dei MAMMIFERI PLACENTALI INFERIORI.

Tutta la superficie è unita, i villi sono distribuiti su tutta la superficie 616e42g del corion.

I cotiledoni sono la parte embrionale della placenta.

Nel cavallo dopo 4 settimane si formano le COPPE ENDOMETRIALI che producono eCG che scomparirà entro il gg 150, per permettere il proseguo della gravidanza.

û La PLACENTA COTILEDONARE – SINDESMOCORIALE

L’utero presenta delle caruncole disposte in 4 file longitudinali che entrano in contatto con i cotiledoni. Il complesso caruncola-cotiledone prende il nome di PLACENTOMA.

La para-placenta è la parte non villosa, in cui non ci sono i placentomi.

In  PICCOLI RUMINANTI pecora, capra.

û La PLACENTA ZONATA – ENDOTELIOCORIALE

Il contatto madre-feto è limitato ad una sola fascia. – CARNIVORI

Enciclopedia Treccani : PLACENTA ZONIFORME – o zonaria o zonale, è la placenta caratteristica dei frugivori, nel sacco coriale allungato i VILLI CORIALI si sviluppano limitatamente a una FASCIA tutta in giro alla ZONA MEDIA del CORION, che è invece liscio in tutta la rimanente superficie del sacco fino alle due estremità di esso.

û La PLACENTA DISCOIDALE – EMOCORIALE

Il contatto madre-feto è limitato ad una solo regione di forma discoidale – FRUGIVORI – DONNA

Enciclopedia Treccani. PLACENTA DISCOIDALE, deciduale, villosa – i villi sono a diretto contatto con il sangue materno – l’accollamento tra decidua basale e corion frondoso crea la Placenta Discoidale

la DECIDUA viene suddivisa:

Decidua Basale, adiacente ai villi non sporge nella cavità uterina

Decidua Capsulare, adiacente ai villi sporge nella cavità uterina

Decidua Parietale, non ha contatto con i villi

 

STRUTTURA

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deciduata 

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adeciduata

 

STRUTTURA

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epiteliocoriale

sindesmocoriale

endoteliocoriale

emocoriale

ûLa PLACENTA EPITELIOCORIALE 

I sei strati vengono mantenuti.

Questa struttura è tipica della PLACENTA DIFFUSA – MAMMIFERI PLACENTALI INFERIORI.

Il passaggio da ogni sito di attacco è minore rispetto ad una placenta zonata.

ûLa PLACENTA SINDESMOCORIALE

L’epitelio è coriale in alcune zone mentre in altri punti si perde l’epitelio materno. Sono presenti cellule binucleate/giganti.

Le emorragie possono essere viste istologicamente e, negli OVINI, sono non patologiche.

Struttura tipica di una placenta COTILEDONARE.

In PICCOLI RUMINANTI pecora, capra.

ûLa PLACENTA ENDOTELIOCORIALE

Non c’è l’epitelio uterino e si ha erosione del connettivo materno. Il trofoblasto invade l’epitelio materno.

Struttura tipica di una PLACENTA ZONATA – CARNIVORI.

ûLa PLACENTA EMOCORIALE

Struttura tipica di una PLACENTA DISCOIDALE – FRUGIVORI.

È molto erosiva, il trofoblasto raggiunge i vasi, oltrepassa sia l’epitelio che il connettivo. Ne consegue la presenza di emorragie al momento del parto.

û La PLACENTA DECIDUATA

La barriera feto-madre è meno presente.

Emorragie visibili anche macroscopicamente.

PLACENTA

di Silvio RANZI – Ernesto PESTALOZZA– – Enciclopedia Italiana (1935)

PLACENTA

ANATOMIA COMPARATA

Nelle forme vivipare d’INVERTEBRATI si dà il nome di placenta a ogni aderenza, anche limitata, che si stabilisce tra la faccia esterna degli annessi embrionali e la parete della cavità materna (spazio dell’ovaio, ovidutto, ecc.), nella quale l’embrione si sviluppa. Placente di questo tipo si hanno in INSETTIi cui embrioni si sviluppano nell’ovaio materno (Hemimerus), in un Peripatus (Peripatus Edwardsii), il cui embrione si sviluppa in una specie di utero in taluni Briozoi (Plumatella), che hanno speciali cavità incubatrici, e anche nelle Salpe. Le nozioni, che si hanno sull’istologia e la fisiologia di queste formazioni, sono scarse e forse è esagerato chiamarle placente, poiché in molti casi corrispondono ai rapporti che si osservano tra le parti dell’utero e gli annessi embrionali in alcuni MARSUPIALI,che,tra i Mammiferi, vengono considerati privi di placenta.

Nei  VERTEBRATI VIVIPARI troviamo DUE TIPI tipi di PLACENTA embriologicamente diversi:

la PLACENTA propriamente detta, propria dei MAMMIFERI PLACENTALI e di TALUNI RETTILI, costituita da una fusione tra il corion e l’allantoide e irrorata dai vasi allantoidei;

la PLACENTA VITELLINA, propria di taluni SQUALI e di taluni RETTILI, formata in rapporto al sacco del tuorlo, cui nei Rettili si unisce il corion, e irrorarata dai vasi vitellini.

Presenta interesse il fatto che, in talune specie di Rettili, le due placente possono coesistere, onde il medesimo embrione ha placenta vitellina e placenta p. d.

Il Bonnet distingue, in corrispondenza della placenta, due sorta di processi per la nutrizione embrionale. L’epitelio uterino elabora sostanze destinate all’embrione, che le assorbe per mezzo dell’epitelio coriale (nutrizione per embriotrofo), ovvero le sostanze nutritizie passano dal plasma del sangue materno al plasma del sangue fetale per un semplice fenomeno di diffusione attraverso i tessuti interposti (endoteli dei capillari, epitelio coriale) ridotti a costituire una sottilissima membranella (nutrizione per emotrofo). La nutrizione per embriotrofo si verifica nelle zone di placenta in cui epitelio uteriono ed epitelio coriale sono normalmente sviluppati (rapporto epiteliocoriale), o nelle quali, in punti limitati, sparisce l’epitelio uterino e il connettivo sottostante aderisce strettamente all’epitelio coriale (rapporto sindesmocoriale). La nutrizione per emotrofo si verifica invece quando i vasi materni, per la scomparsa di estese zone dell’epitelio uterino, aderiscono al corion embrionale (rapporto endoteliocoriale) o quando, per scomparsa delle pareti dei vasi materni, il sangue materno è a diretto contatto con l’epitelio coriale (rapporto emocoriale).

Nelle PLACENTE dei SELACI e dei RETTILI, NON si osserva una RELAZIONE EMOCORIALE, ma LE ALTRE TRE FORME.

Nei MAMMIFERI PLACENTALI dalle forme inferiori alle superiori, si vedono complicarsi gradatamente tali relazioni fino a giungere al RAPPORTO EMOCORIALE dei PRIATI. Si noti tuttavia che, anche nella placenta di questi ultimi, si osservano, almeno transitoriamente le altre forme di relazioni.

Il CORION, nella zona in cui si forma la placenta, presenta lunghi villi riccamente irrorati, che si spingono entro cripte dell’epitelio uterino.

Nei MAMMIFERI PLACENTALI INFERIORI tutta la superficie del corion porta villi (PLACENTA DIFFUSA).

Nei RUMINANTI si trovano invece ciuffi di villi (cotiledoni) sparsi sulla superficie del corion, la quale, negli spazi tra essi, appare liscia (PLACENTA COTILEDONARE)In tutti questi animali si osservano principalmente relazioni, tra tessuto materno e fetale, EPITELIOCORIALI e SINDESMOCORIALI; prevale cioè la nutrizione per emotrofoe vi è una scarsa aderenza tra tessuti materni e fetali, onde, dopo il parto, NON vengono espulse DECIDUE (cioè parti della mucosa uterina)paragonabili alle decidue dei Mammiferi superiori e dell’uomo. La placenta di questi animali viene detta SEMI-PLACENTA.

Nei CARNIVORI la zona del corion, munita di villi, forma un anello intorno al sacco coriale (PLACENTA ZONARIA – ENDOTELIOCORIALE).

Nei PRIMATI, RODITORI, INSETTIVORI, CHIROTTERI si osserva unaplacenta ristretta a una piccola zona del corion, la quale manda però villi molto lunghi che entrano profondamente nel tessuto uterino (PLACENTA DISCOIDALE). In tutti questi animali si osserva il rapporto ENDOTELIOCORIALE o perfino EMOCORIALE.Prevalenutrizione per emotrofo,e vi è forte compenetrazione fra tessuti materni e fetali, onde dopo il parto vengono ESPULSE DECIDUEe il parto stesso è accompagnato da notevole emorragia materna. La placenta di questi animali viene chiamata PLACENTA PROPRIA.

Bibl.:

C. Romiti, Placenta (anatomia), in Enciclopedia medica, Milano; I. Clivio, Contributo alla conoscenza dei primi stadii di sviluppo della placenta in alcuni mammiferi, in Studii di ostetricia e ginecologia, Milano 1890; H. Peters, Über die Einbettung des menschlichen Eies, ecc., Lipsia-Vienna 1899; H. Peters, Über die Einbettung des menschlichen Eies, ecc., Lipsia-Vienna 1809; E. Pestalozza, Placenta (fisiologia e patologia), in Enciclopedia medica, Milano; A. Cuzzi, Gravidanza (fisiologia e patologia), in Enciclopedia medica, Milano; G. GUicciardi, A proposito di un uovo umano di circa 19 giorni, in Ann. di ost. e gin., 1902; E. Cova, Über ein menschliches Ei der Zweiten Woche, in Archiv f. Gyn., 1907; O. Grosser, Vergleichende Anatomie und Entwickelungsgeschichte der Eihäute und der Placenta, Vienna e Lipsia 1909.