Quali sono le vere “epidemie”? – Dr. Arthur M. Baker

Dr. Arthur M. Baker

Quali sono le vere “epidemie”?

Inoltre, le malattie più comunemente diffuse non sono neppure contagiose. Oltre il 90% degli americani soffre di placche arteriose, ma questa non è considerata una malattia contagiosa (mentre l’AIDS, che viene considerato epidemico, interessa solo 1/10.000 della popolazione!!!). L’obesità è forse considerata contagiosa? Eppure affligge una persona su tre. E la costipazione? Affligge il 90% della nostra popolazione. E i problemi alla vista, che affliggono due persone su tre, sono forse considerati contagiosi? Lo stesso si può dire delle patologie dentarie, della pressione sanguigna anomala, delle emicranie, dei problemi alla schiena, ecc., tutte patologie estremamente diffuse. Più di metà degli americani soffre di problemi cardiovascolari, ma sono forse considerati contagiosi? La malattia più temuta in assoluto è il cancro. E’ forse contagiosa? L’artrite colpisce più persone che non l’herpes. E’ forse contagiosa? E che dire dell’asma o dell’acne? Prendiamo come esempio i RAFFREDDORI. Come mai i bambini prendono fino a otto raffreddori all’anno, mentre i genitori molti di meno? Come mai le persone che si trovano isolate negli osservatori al Polo Nord o Sud “si prendono” lo stesso il raffreddore durante la loro permanenza? Come mai negli anni 1965-67 i laboratori del National Institute of Health di Bethesda, nel Maryland, condussero sperimentazioni sulle INFLUENZE che non mostrarono alcuna prova che esse fossero dovute a contagio? Ad alcuni volontari vennero iniettati ogni giorno i presunti “virus” dell’influenza, prelevati a coloro che ne soffrivano, ma nessuno di essi si ammalò. Ci furono più casi di influenza nel gruppo di controllo. Contemporaneamente, subito dopo la tradizionale Festa del Ringraziamento, il numero di ammalati in entrambi i gruppi ebbe un picco improvviso, come è lecito aspettarsi quando vengono consumati cibi e bevande eccessive durante una festività. Anche le MALATTIE VENEREE sono considerate contagiose. Ma in realtà i cosiddetti fattori di contagio (batteri) sono presenti in quanto effetto della malattia (Teoria di Antoine Bèchamp), senza esserne né la causa né il presupposto (il 20% di coloro che soffrono di malattie veneree non rivelano presenza né del gonococco né degli spirocheti che dovrebbero provocarla). La Marina degli Stati Uniti condusse esperimenti in cui si evidenziava che le cosiddette “persone infette” non potevano infettare chi era definito “in salute”.

In Giappone PROSTITUTE “infettate” hanno avuto relazioni sessuali con molti militari senza che nessuno di essi contraesse la malattia. Allo stesso modo molti individui presentano “infezioni” nella zona genitale senza mai aver avuto contatti con nessuno (ad esempio nei casi che riguardano i bambini). Il concetto di “contagio” è medicamente indimostrato, nonostante le apparenze del contrario

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Albert Mossèri

“Le bon guide de l’hygienisme” n° 57 p. 21

ESPERIMENTI NEI CAMPI DELLA DETENZIONE NAVALE

Durante l’ EPIDEMIA D’ INFLUENZA del 1918-1919, su 68 volontari dell’US Naval Detention Training Camp sur Deer Island. Si inoculò a diversi gruppi di volontari il BACILLO DI PFEIFFER, perveniente da culture pure, con le secrezioni dei passaggi respiratori e con il sangue preso da un caso tipico di influenza. Si era spennellata e vaporizzata la gola e il naso di 30 uomini. SI RIASSUNSE IL RISULTATO DI QUESTI ESPERIMENTI IN QUESTI TERMINI: “in nessun caso, si è potuto produrre un attacco di influenza, in nessuno dei soggetti. Dieci altri uomini, erano stati posti al capezzale, di altri 10 nuovi casi di influenza, e sono rimasti 45 minuti con essi. OGNI UOMO SANO, aveva difronte a lui, 10 uomini ammalati che tossivano sulla sua faccia. RISULTATO? NESSUNO DEI VOLONTARI aveva sviluppato i sintomi dell’influenza dopo l’ esperimento”. ESPERIMENTI SIMILI A San Francisco e a Filadelfia, al Camp Pike ed in altri luoghi, hanno dimostrato che I MICROBI non possono causare la malattia che sono supposti causare”.

 

Stefano Torcellan

Quando a scuola, nella classe di mio figlio, ci sono stati dei casi di VARICELLA, mio figlio ed altri suoi amici non si sono ammalati di varicella, altri bambini invece in quel periodo si sono ammalati di altre malattie.

Mio figlio ha giocato con la bimba del terzo piano della palazzina in cui abito, proprio nel periodo in cui la bimba aveva la VARICELLA, eppure non si è ammalato di varicella.

Si è ammalato di varicella l’anno dopo.

Quando ci fu l’epidemia o influenzale detta FEBBRE SPAGNOLA a Burano (dove sono vissuto), a parte il MIO BISNONNO (nonno di mio papà) che MORI’ di tale malattia, NESSUN’ ALTRO membro della famiglia di mio papà, o della famiglia di mia mamma, SI AMMALO’ di tale malattia, che fu la causa di diverse morti proprio a Burano.

Al quinto piano della palazzina dove abito, GIANPAOLO era a letto da tre settimane con la VARICELLA, ormai sembrava guarito, quando ad un certo punto, il suo corpo ha iniziato un altro processo di disintossicazione, la SCARLATTINA.

Da chi l’ha presa ?

E’ chiaro, DA NESSUNO,…. dimostrando così la teoria del PRIMO COLPITO.

Nessun bambino e adulto che vivevano nella mia palazzina è stato contagiato da GianPaolo o dai suoi genitori “che si portavano a presso i virus del figlio”.

VALENTINO, il figlio di mio cugino Franco, che abita dietro la casa dei miei genitori a Burano, E’ NATO CON LA VARICELLA all’ospedale di Venezia.

A Burano, NON C’ERA NEANCHE UN CASO di VARICELLA prima che Valentino si ammalasse, e non c’erano casi di varicella neanche all’ospedale di Venezia.

I medici non sono riusciti a dire a mio cugino Franco e a sua moglie, qual era stata la causa della varicella di Valentino.

VALENTINO, non ha contagiato nessuno a Burano.

SARA, mia nipote, figlia di mia sorella, a CA’ DI VALLE, vicino a Jesolo, ha avuto la ROSOLIA senza che ci fosse un altro caso di rosolia.

Anche in questo caso, SARA NON HA SCATENATO UN’ EPIDEMIA. Mio papà che faceva da babysitter a mia nipote Sara in quel periodo, non si è ammalato di rosolia e non si sono ammalati di rosolia neanche mia sorella, suo marito e il fratello di Sara.

PERCHE’ CASI SPORADICI DI MALATTIE NON SI TRAMUTANO IN EPIDEMIE ?

A p. 312 nel suo libro Assistenza ai Bambini, il Dr. SHELTON scrive:

“Nel suo libro Gli alimenti del bambino” il Dr. Harry Clements ci racconta una storia che fece il giro di tutti i giornali inglesi.

Essa racconta di un caso di TUBERCOLOSI curato grazie all’ insorgere della VARICELLA.

I medici inglesi spiegarono, che i GERMI della VARICELLA avevano DISTRUTTO QUELLI quelli della TUBERCOLOSI e che dalla BATTAGLIA TRA I DUE GERMI il paziente ne aveva ricevuto giovamento.

A p. 314

Esiste un grosso pericolo: “L’ ESSERE SCIENTIFICAMENTE IGNORANTI PER UN ECCESSO DI SCIENZA.”